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CLIMA/ Per sapere se sarà nuvoloso, "guardate" il Cern

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In una review apparsa nel 2007 su Survey Geophys, lo stesso Kirkby aveva passato in rassegna le ricerche relative alla correlazione fra i raggi cosmici e la temperatura globale della Terra nel passato. Il caso più evidente è rappresentato dal “Minimo di Maunder”, avvenuto fra il 1645 e il 1715 con la scomparsa quasi totale delle macchie solari (periodo noto come la Piccola Era Glaciale), ma tale correlazione può essere estesa anche a periodi ben più remoti (fino a 500 milioni di anni). 

Il legame fra copertura nuvolosa e attività solare é messa in discussione da altri ricercatori e risulta così controverso l’effettivo ruolo che gli ioni possono avere nella formazione dei CCN. Lo scopo principale di CLOUD è effettuare esperimenti, in condizioni controllate,  per approfondire i processi chimico-fisici che intervengono nella nucleazione e se i raggi cosmici determinano effetti diretti sul clima o se sono semplicemente degli indicatori indiretti (i cosiddetti proxy) per le variazioni dell’attività solare.

Al Cern i raggi cosmici vengono simulati attraverso fasci di particelle elementari prodotti dall’acceleratore LHC.  Fondamentalmente CLOUD è una camera riempita con aria ultrapura, vapore acqueo, gas in tracce ed aerosol nella quale studiare la formazione degli embrioni che daranno vita ai CCN. La difficoltà maggiore è rappresentata dalla effettiva capacità di ricostruire, in condizioni controllate, il complesso sistema termodinamico presente all’interno delle nubi. Infatti i risultati preliminari,  pubblicati da  J. Duplissy e collaboratori nel 2010 su Atmospheric Chemistry and Physics, avevano indicato la presenza nella camera di gas in tracce non previsti.

Con la ricerca presentata nell’ultimo articolo gli autori ritengono di avere ottenuto due importanti evidenze sperimentali: la prima è che la presenza dei raggi cosmici effettivamente favorisce il processo di nucleazione, ma che la frequenza di tali eventi è molto inferiore a quella effettivamente osservata in atmosfera. Ciò implica, se questi dati fossero confermati, che nel processo di nucleazione intervengono altri composti gassosi non previsti dallo schema teorico  più accreditato.



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