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Scienze

ANNIVERSARI/ Pierre Duhem, ovvero il pregiudizio ribaltato



Alessandro Giostra


mercoledì 7 settembre 2011


Che la cosiddetta rivoluzione scientifica rinascimentale abbia avuto dei precursori nel periodo medievale è un concetto che si sta ormai affermando tra gli storici della scienza; ma c’è chi ne aveva parlato e l’aveva documentato più di un secolo fa. Ci riferiamo a Pierre Duhem, lo scienziato francese noto soprattutto come filosofo e storico della scienza, del quale quest'anno ricorre il 150° anniversario della nascita. E chissà che la ricorrenza non serva a ristabilire i meriti di questo studioso dalla carriera contrastata e a far meglio risaltare il valore dei suoi contributi.

Fin dai suoi primi anni di studi, Duhem dimostrò tutto il suo talento nelle discipline scientifiche e anche in quelle umanistiche: un connubio di conoscenze che poi sarà fondamentale per la sua attività di storico. Dopo la laurea in scienze matematiche, cercò di ottenere il dottorato in fisica alla Sorbona. Nella sua tesi, però, sostenne idee contrastanti con quelle dello scienziato Berthelot e questa fu la probabile causa che gli impedì di ottenere la cattedra. Nel 1887 riuscì comunque ad ottenere un incarico all'università di Lille.

Iniziò così per lui un periodo fecondo di studi e pubblicazioni, ma anche pieno di sventure personali. Alla morte del padre e della moglie, seguirono il trasferimento a Rennes e infine quello definitivo a Bordeaux, dopo aver fallito in un ulteriore tentativo di ottenere un incarico a Parigi, sempre per l'opposizione di Berthelot. In quel periodo, nonostante le molte vicende sfavorevoli, la figura di Duhem si impose nella comunità scientifica. Si occupò di filosofia della scienza e, nei primi anni del '900, iniziò gli studi di storia della scienza, il settore di indagine che lo ha maggiormente reso famoso. In seguito a queste ricerche aveva cominciato nel 1913 a pubblicare Le Système du Monde: Histoire des doctrines cosmologiques de Platon à Copernic: un progetto editoriale imponente, che alla fine comprenderà un totale di dieci volumi e verrà portato a termine nel 1959 dalla figlia Hèlene, dal momento che Duhem morì nel settembre 1916.

Come scienziato Duhem ha dato importanti contributi alla fisica e alla chimica. Come filosofo della scienza la sua posizione era vicina a quella “energetista” di Wilhelm Ostwald e alla corrente “convenzionalista” che aveva avuto tra i massimi interpreti il matematico Henri Poincarè. Come già accennato, tuttavia, Duhem è ricordato come il maggior storico della scienza di ogni tempo e come il fondatore di questa disciplina. Le Système du Monde copre un arco molto ampio di storia del pensiero scientifico e concerne la trattazione dettagliata delle tematiche dell’antica cosmologia greca, della patristica, del pensiero islamico e della scolastica, fino agli inizi della rivoluzione scientifica.

Duhem considera la cosmologia nel suo significato più ampio e riesce, pur con la difficoltà di dover organizzare una gran mole di nozioni, a porre per primo le basi di una storia della scienza medievale come un settore del tutto nuovo per la ricerca. Nonostante qualche sua tesi sia stata rivista da autori successivi, le argomentazioni da lui espresse hanno aperto orizzonti originali e hanno stabilito un risultato che prima sembrava impensabile, ovvero la dimostrazione di una sostanziale continuità tra scienza medievale e scienza moderna. L'opera di Galileo, il padre della scienza moderna, sarebbe così l'esito di concezioni e metodologie di ricerca sviluppate nel Medio Evo. Duhem non ha negato le innovazioni apportate durante la rivoluzione scientifica, ma ha visto nelle sue istanze una sostanziale continuità con il percorso iniziato con filosofi naturali del XIV secolo, come Buridano e Oresme.

Le sue scoperte rappresentano così un'efficace risposta anche alla critica della storiografia marxista e a quella del materialismo scientista dei tempi attuali. Tutti questi orientamenti di pensiero, anche se ognuno in modo specifico, hanno sostenuto l’esistenza di una differenza incolmabile tra la razionalità della scienza e la teologia cristiana, nonché il ruolo negativo di quest’ultima per l'emergere della prima. L’opera di Duhem ristabilisce invece una verità storica.

Qualche idea del pensatore francese ha in effetti suscitato perplessità da parte di autori successivi. Ritengo, tuttavia, che tra le varie posizioni possano essere stabiliti dei punti in comune. Si può infatti affermare che la scienza medievale rappresenti l'anello di congiunzione tra quella aristotelica e quella moderna; e questo passaggio è avvenuto in un contesto cristiano, sia per ciò che riguarda i contenuti sia per ciò che concerne le istituzioni del sapere.

A Pierre Duhem vanno riconosciuti due risultati strettamente connessi: l'aver scoperto questo collegamento, considerato inesistente prima della pubblicazione dei suoi studi, e, di conseguenza, l’aver seriamente confutato il pregiudizio di una cultura cristiana vista come fattore ostile, come ostacolo insormontabile, al progresso scientifico. Anzi, l'importanza di Duhem va riconosciuta per aver ribaltato tale pregiudizio, largamente diffuso nella sua epoca e purtroppo ancora oggi. Esso si fonda su una superficiale divulgazione e sull'erronea interpretazione di alcuni episodi storici, come la condanna di Galileo o la reazione di qualche ambiente teologico anglicano alle teorie di Darwin. Il fatto che diversi religiosi siano stati anche scienziati famosi e che i protagonisti della rivoluzione scientifica abbiano posto il Dio della rivelazione cristiana al centro del loro sistema di pensiero, sono già indizi sufficienti per sfatare tale preconcetto.

A queste considerazioni storiche, si devono poi sommare i contenuti specialistici delle ricerche di Duhem, un autore che dovrebbe essere ben più conosciuto e che purtroppo viene ignorato anche da molti studiosi. Egli non ha mai negato la peculiarità della scienza, consistente nell'analisi quantitativa della realtà, e, di conseguenza, il fatto che la scienza stessa abbia una sua indipendenza rispetto ai contenuti della fede. Duhem ha però dimostrato che l’esperienza cristiana ha contribuito in maniera decisiva a creare il contesto culturale idoneo per la nascita delle scienze esatte. 



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