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LA SCOPERTA/ L'anello mancante? L’esperto: non basta un manufatto per dire "uomo"

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Il teschio dell'Australopithecus sediba  - (Foto ansa)  Il teschio dell'Australopithecus sediba - (Foto ansa)
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«C’è una vasta zona temporale di penombra. L’uomo così come lo conosciamo, almeno anatomicamente, risale a 200mila anni. Non sappiamo, tuttavia, se allora aveva le facoltà cognitive dell’uomo contemporaneo. Di sicuro, le aveva 30mila anni fa, perché dai graffiti comprendiamo che possedeva capacità di astrazione e linguaggio». In sostanza, 200mila e 2 milioni di anni, non misure commensurabile. «Troppi per dire, in quell’arco di tempo, cosa fosse umano e cosa non lo fosse. Nessuno, del resto, è in grado di dire con certezza quando compare la pienezza dell’umano nella complessità delle sue accezioni». Ritrovamenti del genere, inoltre, non consentono di dedurre da caratteristiche morfologiche e comportamentali una somiglianza sostanziale con l’uomo. «Per comprendere il livello cognitivo di queste creature, si tenta di correlare i reperti con la produzione di manufatti. Ma tra sviluppo cognitivo e capacità di produrre manufatti, non c’è una correlazione biunivoca. Come non c’è tra capacità cranica e capacità cognitive. Si tratta di relazioni di massima, non dimostrate, valide, tutt’al più, per azzardare delle ipotesi». 



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