Scienze
venerdì 13 gennaio 2012
Uno dei più grandi misteri della cosmologia moderna riguarda la cinematica “recente” (qualche miliardo di anni) dell’espansione cosmica. Gli ultimi anni della fine del secolo scorso hanno infatti visto la scoperta, tramite la luminosità di supernovae lontane, di un loro “anomalo” allontanamento, ovvero un’accelerazione nella stessa espansione cosmica. Da allora, diversi “righelli” cosmologici sono stati usati per misurare la dinamica delle distanze nell’Universo. È sufficiente trovare misuratori di distanza nel passato remoto nell’Universo, e quindi misurare come ci appaiono oggi le distanze nel remoto passato in cui l’Universo aveva un espansione decelerata, per capire se questa anomalia si sta effettivamente verificando, e soprattutto, come e perché.
Dopo la spettacolare conferma dell’espansione cosmica guardando le distanze tra le “macchie” delle perturbazioni del fondo cosmico di microonde, risalenti a più di 10 miliardi di anni fa, altre osservazioni si candidano per la prossima generazione di esperimenti in grado di farci comprendere quale sia il motore che ha messo in moto l’accelerazione dell’Universo e se questa è effettivamente ciò che ci appare, o se altri settori della Fisica, come la descrizione corrente della gravità tramite la teoria della Relatività Generale, necessitano una rivisitazione.
Quasi contemporaneamente al conferimento questo anno del premio Nobel a Saul Perlmutter e Adam Riess per la scoperta dell’evidenza di accelerazione cosmica tramite supernovae lontane, l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha approvato la costruzione del satellite “Euclid” che fra circa dieci anni sarà lanciato e osserverà la miriade di galassie nell’Universo e la loro disposizione in tre dimensioni, per scrutare la transizione tra le epoche di accelerazione e decelerazione nell’Universo. La distanza tipica fra le “onde” di densità di galassie dell’Universo è una delle quantità osservabili (righelli) più promettenti per l’investigazione della cinematica cosmica.
Tale ricerca viene effettuata pioneristicamente con strumenti da Terra, come le galassie osservate nei dati di Sdss e 2df, e recentemente da Boss (Baryon oscillation spectroscopic survey), i cui primi risultati basati sui dati di 470.000 galassie sono stati presentati in questi giorni al Meeting della American astronomical society ad Austin (Texas): osservazioni che hanno evidenziato l’esistenza di onde nella distribuzione di galassie, con distanze tipiche tali da confermare l’esistenza dell’espansione cosmica.
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