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PHOBOS-GRUNT/ La sonda russa rientrerà questa sera nell'atmosfera terrestre: è allarme rottami

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Immagine d'archivio(Foto: InfoPhoto)  Immagine d'archivio(Foto: InfoPhoto)

Il veicolo spaziale russo Phobos-Grunt è stato inviato il 9 novembre scorso con l’obiettivo di raccogliere campioni di terreno sul maggiore e il più interno dei due satelliti naturali del pianeta Marte. La sonda però, a causa di un malfunzionamento dei motori del razzo vettore, non è mai uscita dall’orbita terrestre così oggi dovrebbe fare il suo ingresso nell’atmosfera terrestre. La missione, costata 165 milioni di dollari, rappresenta l’ennesimo fallimento per l’agenzia spaziale Roscosmos e adesso, nonostante le cause del fallimento siano ancora completamente da chiarire, è possibile prevedere l’ora e il luogo dell’impatto della sonda con la Terra. E’ stata la stessa agenzia spaziale russa a rendere noto attraverso un comunicato che il veicolo dovrebbe entrare in collisione con la Terra questa sera, con un passaggio sopra il nostro Paese intorno alle 19.30 ora italiana: la Phobos-Grunt, che pesa oltre tredici tonnellate, si disintegrerà quasi completamente nell’atmosfera terrestre, ma alcuni frammenti, di circa duecento chilogrammi ciascuno, potrebbero oltrepassare l’atmosfera e arrivare sulla superficie terrestre. La caduta di qualche pezzo di sonda è infatti atteso per domani nell’Oceano Pacifico, vicino alle coste cilene, almeno secondo quanto riferisce l’agenzia spaziale russa Roscosmos, che con questa missione allunga una già estesa lista di fallimenti spaziali russi: proprio questa settimana Vladimir Popovkin, il capo del programma spaziale russo, ha gridato al complotto, facendo capire attraverso varie dichiarazioni che dietro questa lunga lista di fallimenti registrati dalla Russia quest’anno ci sarebbero potenze occidentali non specificate: sembra infatti, stando alle parole di Popovkin, che i recenti lanci siano falliti proprio nel momento in cui le navicelle spaiali si trovavano nelle aree invisibili ai radar russi. Gianluca Masi, astrofisico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope, ha spiegato che «il passaggio è stato calcolato sulla base della traiettoria ed è previsto prima dell'impatto nominale».



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