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SPAZIO/ Missione compiuta per uno dei due "occhi" di Planck

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Una rappresentazione di Planck (Credits ESA - C. Carreau)  Una rappresentazione di Planck (Credits ESA - C. Carreau)

Mentre cresce l’attesa per le nuove scoperte che saranno prevedibilmente annunciate in una conferenza internazionale a Bologna nel prossimo febbraio, la missione scientifica Planck dell’Esa (Agenzia spaziale europea) ha messo la bandierina su una tappa importante. Sabato scorso, 14 gennaio, uno dei due strumenti scientifici che costituiscono la missione, lo strumento Hfi (High frequency instrument) ha completato il suo lavoro. Per commentare questo traguardo, ilsussidiario.net ha raggiunto Marco Bersanelli, astrofisico dell’Università degli Studi di Milano e Deputy principal investigator dell’altro strumento, Lfi (Low frequency instrument).

 

Quindi una parte della missione si è già conclusa?

 

Sì, e in perfetto accordo con le previsioni. Il refrigeratore a diluizione ha esaurito la sua scorta di Elio 3 ed Elio 4, la cui combinazione ha mantenuto la temperatura dei bolometri di Hfi a 103 millesimi di grado sopra lo zero assoluto (-273 °C) per trenta mesi consecutivi con una stabilità sbalorditiva.

 

Come hanno lavorato i due strumenti in tutto questo tempo?

 

Il satellite Planck è stato lanciato il 14 maggio 2009 in un’orbita a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, quattro volte più lontano della Luna. I due strumenti a bordo, Hfi (ad alta frequenza) a guida francese e Lfi (a bassa frequenza) a guida italiana hanno raccolto dati, insieme e ininterrottamente, con una accuratezza senza precedenti. Al momento del lancio, il requisito minimo di durata della missione era di quindici mesi, ma la performance in volo della strumentazione ha superato ogni aspettativa raddoppiando la durata dell’esplorazione.

 

E cosa prevedete per l’altro strumento?

 

Prevediamo che Lfi, il cui funzionamento richiede una temperatura di “soltanto” 269 gradi sotto zero, potrà continuare le sue osservazioni fino all’estate 2012, e forse oltre. Tutto ciò ci consentirà di raccogliere ulteriori informazioni preziose sia per aumentare la sensibilità delle mappe finali (che è proporzionale alla radice quadrata del tempo di osservazione), sia per migliorare la calibrazione degli strumenti e la soppressione di effetti di disturbo sistematici.

 

Quali sono gli obiettivi di queste vostre ricerche?



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