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SPAZIO/ Nei "terremoti" stellari i segreti delle giganti rosse

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Quello che sorprende di questa nuova capacità di analisi, che unisce conoscenze di meccanica con la dinamica delle stelle, è la sua capacità di dare risposte a problemi molto differenti fra loro. Qualche esempio? Uno dei capostipiti della disciplina, William Chaplin, dell’Università di Birmingham (UK) ha condotto una serie di osservazioni su 500 stelle simili al Sole scoprendo qualcosa di inaspettato nella distribuzione delle loro masse. È infatti inequivocabilmente inferiore a quanto da sempre ritenuto per stelle con quelle caratteristiche. Questa scoperta costringerà a rivedere alcune basi dei modelli stellari.

Ma l’astrosismologia consente verifiche di modelli esistenti. Stelle come il Sole finiranno i loro giorni con un’implosione degli strati interni e un’espansione di quelli esterni. Il piccolo Sole diventerà una gigante rossa, con diametro fino all’orbita di Giove. Si sa che le giganti rosse vivono due fasi: la prima, nella quale bruciano idrogeno in un sottile strato intorno al loro piccolo nucleo denso, grande poche volte la Terra, e una seconda, in cui iniziano a macinare Elio nel nucleo. Conoscere in che fase si trovi la stella aiuterebbe a determinarne l’età. Appoggiandosi sull’attività del satellite Kepler, Timothy Bedding, di Sydney, ha reso chiaro che i dati del satellite consentono efficacemente questa distinzione. Jørgen Christensen-Dalsgaard, della Aarhus University e coautore dello studio, ha anche confermato il modello corrente di gigante rossa, ritrovando una velocità di rotazione del nucleo dieci volte più elevata di quella dello strato superficiale della stella.

E ancora, l’astrosismologia consente di ricavare le dimensioni della stella partendo dalle oscillazioni luminose legate alle onde sonore che l’attraversano: questa misura consente di determinare molto accuratamente le dimensioni di pianeti che transitino di fronte alla stella, diminuendone la luminosità, come misura Kepler. Sarà più facile dire se un pianeta è simile alla Terra o no.

Si capisce perché i nuovi adepti di questa disciplina siano così entusiasti. Hans Kjeldsen, della Aarhus University (Danimarca), è sicuro della strada intrapresa: «Siamo in un’età dell’oro per lo studio della struttura e dell’evoluzione stellare». E Ronald Gilliland, della Pennsylvania State University (Usa), concorda: «La natura sembra essere stata gentile con noi. Le stelle sembrano non essere ritrose nel mostrarci molte oscillazioni che ci permettono di rivelare i loro più reconditi segreti».



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