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GEOFISICA/ La Terra: un grande magnete che non riesce a stare fermo

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Rocce laviche che conservano particelle orientate magneticamente  Rocce laviche che conservano particelle orientate magneticamente
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Secondo la sua ipotesi, il nucleo terrestre è costituito da due zone differenti: uno strato interno, solido, composto essenzialmente di ferro, e uno più esterno, composto di metallo allo stato liquido. Proprio la parte liquida è ciò che genera il campo magnetico terrestre, per effetto delle correnti di metallo fuso che scorrono al suo interno, come fosse un’immensa dinamo. A completare la struttura interna complessiva del pianeta, altri strati rocciosi e magmatici si susseguono fino alla crosta, arrivando cioè alla superficie terrestre.
Questa immagine del nucleo e della dinamica che genera il campo geomagnetico è in realtà ancora un’ipotesi e, per quanto ben strutturata e ragionevole, ancora non riesce a rendere conto completamente e in dettaglio delle variazioni del campo e di ciò che le genera. Quello che i geofisici vanno cercando in varie parti del mondo ormai da decenni è da un lato la conferma sperimentale dell’ipotesi complessiva, dall’altra nuove indicazioni sui meccanismi interni al nucleo. A oggi si sono svolte misure della variabilità del campo magnetico su magmi antichi e sedimenti in zone lontane dai Poli, zone nelle quali il campo magnetico presenta condizioni di regolarità, cioè le sue linee di campo non subiscono particolari incurvature.
Ma la comprensione profonda dei fenomeni che determinano il comportamento del campo magnetico esige la misurazione ad alta risoluzione delle variazioni anche nelle zone critiche, interne -dal punto di vista geografico- a un cilindro immaginario parallelo all’asse di rotazione terrestre e tangente al nucleo interno della Terra. Un gruppo di ricerca congiunto italiano (l’INGV, Istituto di Geofisica e Vulcanologia del CNR e l’OGS, Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale) e spagnolo (l’OGS e l’ICREA, Istitucio Catalana de Recerca i Estudis Avancats) ha preso sul serio questa sfida e ha recentemente iniziato a svolgere misure in prossimità delle zone critiche ad alte latitudini settentrionali, con una campagna di misure nei pressi dello Storfjorden, un canale sottomarino al largo delle isole norvegesi Svalbard, nel settore nord-occidentale del mare di Barents, focalizzando gli sforzi sul reperimento di tracce di cambiamento del campo magnetico negli ultimi diecimila anni.



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