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GEOFISICA/ La Terra: un grande magnete che non riesce a stare fermo

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Rocce laviche che conservano particelle orientate magneticamente  Rocce laviche che conservano particelle orientate magneticamente
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Il leader della spedizione è Leonardo Sagnotti, dell’INGV, che così commenta i dati trovati: “sono importanti per la messa a punto dei modelli del campo magnetico terrestre, poiché provengono da una regione critica. Questi dati mostrano una variabilità che è in accordo con quella ricostruita da dati sperimentali raccolti nelle isole britanniche e nella penisola scandinava, nonché con le previsioni di un recente modello geomagnetico globale per gli ultimi 7 mila anni”.
La difficile arte di “armonizzare” le ipotesi con la realtà dei fatti ha segnato una nuova piccola ma interessante tappa, e il merito di avere aperto la strada in queste nuove misure è tutto del gruppo guidato da Sagnotti. Ma l’importanza di questo tipo di studio, spiega ancora il ricercatore romano, sta anche nel fatto che si collega a uno sforzo complessivo di ricostruzione della storia climatica terrestre: “questi dati offrono anche l’opportunità di correlare e datare ad alta risoluzione le sequenze sedimentarie analizzate, che sono state deposte a seguito dell’ultima fase di deglaciazione e registrano i dettagli della transizione climatica”.
In quest’ultima osservazione sta molto del bello e del gusto della ricerca scientifica: da un particolare si trovano collegamenti e conferme per una ricostruzione di ampio respiro delle vicende che hanno interessato la storia di un intero pianeta. È il compito grande e appassionante perseguito dall’uomo: ricostruire la trama fitta e delicata trama di come tutto sia in relazione con tutto.



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