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SPAZIO/ Incontri ravvicinati (e pericolosi) in diretta dal centro della Via Lattea

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Credit: ESO/MPE/Marc Schartmann (http://www.eso.org/public/images/eso1151a/)  Credit: ESO/MPE/Marc Schartmann (http://www.eso.org/public/images/eso1151a/)

Che ci sia un buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia si sapeva da tempo e anche ai non specialisti è nota la sua voracità che lo porta a divorare tutto ciò che gli capita a tiro. Mai però si erano osservate la fasi finali di questo drammatico banchetto cosmico. Ora, dopo vent’anni di osservazioni con i telescopi dell'ESO (European Southern Observatory) per monitorare il movimento delle stelle intorno al buco nero, un gruppo di astronomi guidati da Reinhard Genzel presso il Max-Planck-Institut per la fisica extraterrestre a Garching (Monaco, Germania) ha scoperto un nuovo oggetto che si avvicina velocemente e pericolosamente a uno di quelli che il compianto Paolo Maffei ha chiamato “i mostri del cielo”.

Nel corso degli ultimi sette anni, la velocità di questo oggetto è quasi raddoppiata, raggiungendo oltre 8 milioni di km/h: viaggia su un'orbita molto allungata e verso la metà del 2013 passerà a una distanza di appena 40 miliardi di chilometri (circa 36 ore-luce; si rammenta, per un confronto, che la distanza tra il Sole e la stella più vicina è più di quattro anni-luce) dal cosiddetto orizzonte degli eventi del black hole: si tratterà quindi di un incontro molto ravvicinato, in termini astronomici.

L’oggetto in pratica è una polverosa nube gassosa con una massa circa tre volte quella della Terra, composta principalmente da idrogeno ed elio; essa diventa incandescente sotto la forte radiazione ultravioletta delle stelle calde circostanti che affollano il cuore della Via Lattea. Mentre la nube si avvicinerà alla bestia affamata, aumenterà la pressione esterna in grado di comprimerla; allo stesso tempo l'enorme attrazione gravitazionale del buco nero, che ha una massa quattro milioni di volte quella del Sole, continuerà ad accelerare il movimento verso l'interno e ad allungare la nuvola lungo la sua orbita. «È la stessa idea – ricorda Stefan Gillessen, l'autore principale dello studio pubblicato ieri sulla rivista Nature - familiare nella fantascienza, di un astronauta che vicino a un buco nero si allunga fino ad assomigliare a uno spaghetto. Ora però possiamo vedere come ciò accada nella realtà».

I bordi della nube stanno già cominciando a distruggersi e si prevede che si dissolvano completamente nei prossimi anni. Gli astronomi dell’ESO riescono già a vedere chiari segnali di crescente disgregazione della nube avvenuta negli ultimi tre anni; un fenomeno simile a quello che possiamo sperimentare, ad esempio, versando dello sciroppo in un bicchiere d'acqua: il flusso dello sciroppo verso il basso tende ad interrompersi e le gocce si rompono, diluendo così lo sciroppo nell’acqua.



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