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FELIX BAUMGARTNER/ L'esperto: ecco quali sono i rischi che ha corso, e a cosa è servita l'impresa

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Innanzitutto, a quell'altezza ci si trova in un'atmosfera con la pressione di soli 5 millibar, il che vuol dire che è quasi vuoto, l'ossigeno è praticamente inesistente e la temperatura bassissima. Baumgartner ha quindi dovuto dipendere in tutto da un apporto di ossigeno esterno e utilizzare una tuta che gli consentisse di avere una pressione interna adeguata e che mantenesse una temperatura costante, temperando gli eccessivi sbalzi, perché nella caduta si va da una temperatura molto bassa ad una alta una temperatura estramemente fredda (nella parte non esposta al sole) ad una estremamente calda (quella irraggiata dal sole). È evidente poi che gli elementi critici del'impresa sono nella parte supersonica, dove la tuta non deve rompersi e l'apertura del paracadute deve avvenire in modo sicuro, avvenendo senza uno strappo troppo violento.

E l'atterraggio? Sicuro anche quello? Quella è una fase "tranquilla". Anche per i nostri esperimenti in Sicilia nel 2003, quando abbiamo effettuato dei test sulla sonda che sarebbe atterrata su Titano, grazie agli algoritmi di ricostruzione della traiettoria e la conoscenza dei venti, l'errore è stato dell'ordine del centinaio di metri. 



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