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GIORNATA DELL’ALIMENTAZIONE/ La sicurezza in tavola passa dal laboratorio

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Io sono una genetista e posso quindi parlare del miglioramento genetico. Un miglioramento che può basarsi su molti mezzi disponibili: si possono utilizzare le tecniche dell’incrocio, come si è sempre fatto, magari assistito attraverso un’analisi molecolare; oppure si può ricorrere alle tecniche del DNA ricombinante: con queste posso inserire un determinato gene in una pianta al fine di migliorarla; e non vedo per quale motivo questi, che vengono definiti OGM, debbano essere così demonizzati. Se individuo il gene che dà resistenza a una malattia, ad esempio in una varietà di pomodoro, non vedo perché non posso trasferire tale gene in altre varietà rendendole anch’esse resistenti, mantenendo intatte le caratteristiche varietali.

 

C’è una situazione paradossale: tecniche che potrebbero contribuire ad aumentare la sicurezza, vengono considerate una minaccia.

 

Purtroppo è così; ma si tratta di una questione puramente ideologica: non si capisce perché, per stare all’esempio precedente, se io inserisco questo stesso gene tramite incrocio, va bene e posso andare in campo domani mattina; se invece lo faccio tramite DNA ricombinante questo può diventare pericoloso per la salute e per l’ambiente. Non dico che non bisogna porre attenzione; dico solo che bisogna esaminare e valutare caso per caso, senza emanare sentenze generiche e assolute. Quelle genetiche sono metodologie: il loro effetto dipende da come le si utilizza.

 

C’è un’altra accezione dell’espressione “sicurezza alimentare” ed è quella che, sempre in inglese, si denomina, cioè sicurezza circa l’integrità e la qualità degli alimenti. Cosa possiamo dire in proposito?

 

Anzitutto che ci devono essere delle normative, delle regole precise perché la gente sia sicura di non essere truffata. C’è ad esempio tutto un nuovo campo che si sta aprendo, quello dei cosiddetti alimenti funzionali: allora, un’industria produttrice non può scrivere sulla confezione “questo fa bene al cuore” o “ti protegge dai tumori” se ciò non è stato scientificamente dimostrato e testato. Da qui l’importanza di un ente , come l’Efsa (L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare che ha sede a Parma), che analizza tutto ciò e può attestare la validità di certe affermazioni. Poi c’è tutto l’ambito dei controlli e delle analisi, come quelle delle varie Asl, che verificano se ciò che mangiamo è integro, esente da tossine e da qualsiasi agente nocivo. Per quanto ne so, direi che possiamo ritenerci sufficientemente sicuri che ciò che troviamo nei negozi e supermercati è sicuro; non vedo particolari motivi di allarme.

 

Ci sono nuove tecnologie, nate in altri settori ma che possono avere applicazioni anche in campo agroalimentare, pur tra perplessità e qualche timore, come le nanotecnologia. Cosa ne pensa?



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