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EVENTI/ Festival della scienza: la via dell’immaginazione che porta alla realtà

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Infine Holton dedica due esempi al suo scienziato preferito, cioè allo stesso Einstein, che dell’immaginazione scientifica è certo un simbolo. Per avvicinarsi al suo pensiero ed evitare semplicistiche riduzioni sul ruolo dell’immaginazione, basterà riprendere per esteso il brano da cui è tratta la citazione iniziale, brano che Holton ripropone dal saggio di Einstein Idee e opinioni: «ci si approssima al più alto obiettivo della scienza, che è quello di esaurire un massimo di contenuto sperimentale operando una deduzione logica da un minimo di ipotesi … Si deve lasciare briglia sciolta all’immaginazione del teorico, perché altrimenti non vi sarebbe modi di conseguire l’obiettivo. Comunque, non si tratta di una immaginazione senza scopo, ma della ricerca delle possibilità logicamente più semplici e delle loro conseguenze».

Il testo sintetizza una serie di riflessioni del padre della relatività dedicate a comprendere e descrivere come funziona il pensiero scientifico, cercando di andare oltre gli stereotipi. L’intento è di opporsi a un approccio empirista sostenuto da una visione freddamente positivista per la quale la pura raccolta dei fatti non può produrre conoscenza. Poche pagine più avanti scriverà: «sono in errore quei teorici i quali pensano che la teoria derivi induttivamente dall’esperienza»; la sua preoccupazione era mostrare che non si può escludere il soggetto dell’indagine e che anche quella scientifica è un’avventura fortemente “personale”. Anche se, fa notare Holton, Einstein prende le distanze da entrambe le posizioni contrapposte e cioè sia dall’atteggiamento filosofico del soggettivismo o idealismo, da lui considerata «un’illusione aristocratica circa l’illimitata potenza di penetrazione del pensiero», sia dal realismo ingenuo, che è una «illusione plebea secondo la quale le cose sarebbero così come noi le percepiamo attraverso i sensi».

In questa compresenza di soggettivo e oggettivo, Einstein da un lato esalta la funzione del “pensare”, dall’altro ammonisce che «il compito del pensiero è ben altro che non la pura e semplice soluzione di problemi e di rompicapo» e che il pensiero è lo strumento necessario per rendere possibile l’emergere della parte più consistente dell’individuo», misurandosi intorno ai «grandi enigmi eterni».

Un pensiero che spesso si sviluppa per immagini e che fa leva su una potente capacità di visualizzazione e di intuizione, efficacemente espresse nei frequenti “esperimenti mentali” (Gedankenexperimenten); che non sono affatto un rifiuto della realtà e della razionalità, bensì un utilizzo di tutte le risorse per poter decifrare qualcosa nella “grandiosa trama dell’universo”. L’obiettivo quindi resta, più che mai, la realtà.



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