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ANNO DELLA FEDE/ Il bosone e quella domanda di infinito

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La conoscenza della verità è senza dubbio il bene sommo per l’intelletto e, proprio a proposito della conoscenza scientifica, il Beato Giovanni Paolo II, all’inizio del suo pontificato, nel 1979, affermò in un discorso per la commemorazione della nascita di Einstein: La ricerca della verità è il compito della scienza fondamentale. Il ricercatore che si muove su questo primo versante della scienza sente tutto il fascino delle parole di Sant’Agostino: «Intellectum valde ama», ama molto l’intelligenza e la funzione che le è propria di conoscere la verità. La scienza pura è un bene, degno di essere molto amato, perché è conoscenza e quindi perfezione dell’uomo nella sua intelligenza.

Si comprende quindi come la conoscenza ottenuta dalla scienza, che scopre e illumina le meraviglie del creato e le sue “leggi”, può essere una via per arrivare a Dio: già Tommaso d’Aquino aveva annoverato, tra le sue prove dell’esistenza di Dio, una quinta via, detta “a posteriori”, perché dall’armonia e dalla finalità che si evidenzia nei diversi enti del creato (sia nel mondo vegetale sia in quello animale) porta l’uomo a risalire a un principio ordinatore intelligente che si identifica con Dio.

L’aumento della conoscenza, ottenuto in particolare attraverso la scienza, può addirittura considerarsi come un approfondimento della Rivelazione. Tale visione fu spiegata nel 1983 ancora dal Beato Giovanni Paolo II, in occasione del suo discorso per il 350° anniversario della pubblicazione dei “Dialoghi” di Galileo quando, rivolgendosi agli scienziati direttamente, disse: “niente di ciò che può approfondire la nostra conoscenza dell’uomo, della natura, dell’universo, ci può lasciare indifferenti. Ogni progresso scientifico, perseguito con rettitudine, onora l’umanità ed è un tributo al Creatore di tutte le cose. Le vostre ricerche costituiscono la continuazione dell’ammirabile rivelazione che Dio ci ha offerto nella sua opera creatrice

Ma allora perché da una certa parte dell’opinione pubblica, scienza e religione sono invece ritenute in contrasto, se non in alternativa? Questa visione del conflitto tra scienza e religione è sbagliata, frutto di diversi errori e pregiudizi di tipo storico-culturale che stentano ad essere superati. La Chiesa non condanna di per sé la scienza in nessun modo, né vuole imporle dei limiti, ma non può non alzare la sua voce quando, ad esempio, le sue applicazioni tecnologiche mettono a rischio la vita dell’uomo e dell’umanità nel futuro. In questi casi la Chiesa mette in guardia la scienza, ossia le ricorda come debba essere sempre un bene per l’uomo e non una minaccia o un danno.

Scienza e fede sono da vedere come complementari, come due alte vie di montagna che, pur tracciate ad altezze diverse e da percorrere con attrezzature specifiche, hanno in comune la meta a cui portano, la verità, e, come compagno di viaggio la ragione, lo strumento per eccellenza di cui è dotato l’uomo per poterla raggiungere e riconoscere. Proprio per questo la natura è intelligibile e l’uomo la può comprendere: perché l’uomo è dotato di ragione e il creato e tutto l’universo  ha avuto origine dal Logos, che è Dio, Creatore e Padre. 

Per questo motivo la verità della scienza non può entrare in contraddizione con la verità della fede: la verità, se è tale, è una sola, non ci sono doppie verità né tante verità. Il compito e lo sforzo −  intellettuale ma anche di umiltà − richiesto alla ragione umana è quello di “allargarsi” per comprendere anche quegli aspetti che, superando la fisica e la razionalità puramente scientifica, diventano metafisici e lasciarsi condurre alla dimensione soprannaturale fino ad arrivare ad abbracciare la fede.

 



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COMMENTI
30/10/2012 - Bosoni, domande d'infinito e cattolico 'medio' (CARLA VITES)

Con l’inizio dell’Anno della Fede il Papa ci porge una sfida in grande stile. Quale essa sia lo chiarisce molto bene il Patriarca di Venezia, Moraglia, nel suo intervento al Sinodo. Dice: “non di rado il cattolico di oggi vive una sorta di complesso di inferiorità nei confronti della modernità e postmodernità per un personale non risolto conflitto tra fede e ragione: il silenzio del cattolico medio nel dar ragione della sua speranza, è fragorosissimo”. Se, da un lato, è quanto mai fondamentale un rilancio della Catechesi, prosegue il porporato, supportata da un’amicizia con la ragione, capace di legittimare veramente la plausibilità della scelta cristiana, dall’altro, occorre che la fede non si riduca ad una ‘fede-fai- da- te’ semplicistico, rilanciando il Catechismo della Chiesa Cattolica per quello che esso è: il luogo dove “è custodito il Kérigma, l’annuncio centrale e dirompente della fede, cosicché i contenuti della fede rendano reale la conversione dell’esistenza” (Benedetto XVI).