BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCOPERTE/ La grafite ci aprirà alla superconduttività a temperatura ambiente?

Pubblicazione:

Una scansione al microscopio elettronico della polvere di grafite dopo il trattamento con l'acqua distillata  Una scansione al microscopio elettronico della polvere di grafite dopo il trattamento con l'acqua distillata

Il team di Esquinazi indagava da tempo sulla grafite e aveva già osservato a temperature inferiori a 150 K un’altra proprietà distintiva e unica dei superconduttori: l’effetto Josephson. L’insorgenza di tale effetto, che consiste nel flusso di elettroni tra zone superconduttive separate da una barriera isolante, era, secondo gli autori, un chiaro indizio dell’esistenza di una fase superconduttiva all’interno della grafite. Nel 1996 era stato già scoperto un composto a base di carbonio, il fullerene C60 che, opportunamente drogato, è superconduttore con un valore di Tc pari a 54 K.

Ora si attende la risposta della comunità scientifica internazionale che, al momento, appare tiepida e poco propensa ad approfondire e confermare i risultati. A onor del vero, anche nel 1986, quando Müller e Bednorz dei laboratori IBM di Zurigo pubblicarono l’articolo che descriveva la scoperta di un ossido ceramico a base di lantanio che esibiva la superconduttività a una temperatura mai osservata prima, circa 35 K, (premiata con il Nobel per la Fisica nel 1987), la notizia non fece molto scalpore fino a quando il professor Chu, dell’Università di Houston, sostituendo il lantanio con l’ittrio ottenne l’YBCO che spostava il confine della superconduttività a 92 K e permetteva finalmente l’uso dell’azoto liquido come refrigerante al posto del costoso elio liquido.

Se la scoperta di Esquinazi fosse confermata, il carbonio oltre a rappresentare la nostra principale fonte di energia, attraverso i combustibili fossili, consentirebbe lo sviluppo di tecnologie di generazione, trasporto e uso dell’energia elettrica molto più efficienti e compatte di quelle attuali. Le probabilità sono poche ma la speranza è l’ultima a morire.

Cicli di isteresi magnetica a 300 K di un campione di grafite trattato con acqua a differenti valori di campo magnetico esterno H. Il comportamento magnetico esibito è riconducibile alla presenza di minuscole quantità di materiale superconduttivo (100 ppm) la cui composizione è ancora sconosciuta (fonte: arXiv).

 

Nel grafico: cicli di isteresi magnetica a 300 K di un campione di grafite trattato con acqua a differenti valori di campo magnetico esterno H. Il comportamento magnetico esibito è riconducibile alla presenza di minuscole quantità di materiale superconduttivo (100 ppm) la cui composizione è ancora sconosciuta (fonte: arXiv).



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.