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PREMI NOBEL/ Fisica: il bosone porterà a Stoccolma il talento italiano?

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Questo per la componente teorica. Ma la scoperta è stata soprattutto un imponente successo sperimentale di due degli esperimenti (Atlas e Cms) che si svolgono al grande acceleratore Lhc del Cern. Qui la situazione è ancor più complessa. Il risultato ottenuto è frutto della collaborazione di un numero enorme di scienziati, che lavorano nei due gruppi sia al Cern che in tutto il mondo ma anche che lavorano alla “macchina” Lhc e un po’ a tutta l’infrastruttura del Cern. Solo considerando i due esperimenti, parliamo di circa 5 mila persone: impossibile attribuire tutto il merito solo a qualcuno.

Si potrebbe allora andare per gerarchie e premiare il direttore del Cern, Rolf Heuer, o il direttore scientifico, l’italiano Sergio Bertolucci; oppure i due coordinatori degli esperimenti, Fabiola Gianotti e Joseph Incandela. Inutile dire che tutta l’Italia tifa per la Gianotti – che sarebbe la prima donna italiana a ricevere il Nobel per la fisica e affiancherebbe Grazia Deledda e Rita Levi Montalcini nel palmares femminile nostrano – o anche per la coppia Gianotti-Bertolucci. La soluzione del maxigruppo invece, per le scienze non è mai stata seguita ma per altri Nobel sì: basta ricordare quelli per la Pace dati nel 2001 all’Onu e nel 2007 all’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change); sarebbe un riconoscimento del carattere non più individuale della ricerca scientifica, soprattutto in fisica.

A fronte di tutte questi pro e contro sta la considerazioni che il comitato Nobel non brilla sempre per coerenza e chiarezza nelle sue decisioni. Valga per tutti il caso proprio della fisica, quando nel 2008 il premio fu letteralmente scippato al compianto Nicola Cabibbo e attribuito ai due fisici giapponesi Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa, autori con lui di un modello relativo ai quark che porta il nome (matrice Ckm) con le iniziali di tutti e tre.

Che la scoperta del bosone di Higgs sia da Nobel non ci piove. Oltre alla portata conoscitiva in sé, è un caso classico di procedimento di scoperta scientifica, dove c’era una teoria (il modello standard) ben configurata e con già tanti riscontri sperimentali; mancava solo il bosone, a chiudere la straordinaria simmetria e perfezione formale del tutto. C’è stato un gran lavoro sperimentale, sempre più preciso e controllato e ci sono stati due gruppi che hanno prodotto risultati coerenti tra loro e che danno solidità al modello. E come tutte le scoperte che si rispettino, ha lasciato anche aperto uno spiraglio verso nuove idee circa la natura sottile del microcosmo subnucleare. 

Chissà se il Comitato Nobel avrà fatto tutte queste valutazioni o se avranno prevalso altre logiche. Martedì prossimo lo sapremo.



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