BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PREMIO CULTURA CATTOLICA/ Amaldi (fisico): nessuna alternativa tra scienza e fede

Pubblicazione:

Foto: Infophoto  Foto: Infophoto

Mi riferisco direttamente alla mia esperienza. Io sono uno scienziato credente: come questo influenza la mia ricerca. Per quanto riguarda l’atteggiamento, un conto è vedere ciò che si fa nel quadro di una realizzazione puramente umana e ben diverso e ancor più appagante vederlo all’interno di un cammino, seppur lento e faticoso, nella direzione che ci è stata data da Dio di comprensione sempre più profonda dell’universo.
Per quanto riguarda l’attività scientifica quotidiana anche uno scienziato credente, come ogni scienziato, deve essere un “agnostico metodologico”: insomma, l’essere credente non deve influenzare il suo modo di procedere, di operare nel suo laboratorio o davanti al suo computer. 

Resta il fatto che per la maggior parte della gente la concezione religiosa e la scienza sono due mondi inconciliabili, in alternativa: o è scienza o è fede. Lei come la vive? 
È vero che per molti scienziati, anche di grande valore, c’è questa alternativa secca. Io però non penso affatto che sia così. Penso che si possa integrare la razionalità scientifica con la fede che è poi espressione di quella che io chiamo la ragionevolezza sapienziale e trova le sue radici nei libri sacri, nell’esperienza di vita dei santi, nella rivelazione. Sono due aspetto diversi del nostro stesso intelletto, che si coniugano con la ragione filosofica portandoci a guardare il mondo in modo unitario. In tal modo si può costruire una visione della realtà tale che il problema scienza-fede non si pone. 

Quindi non è vero, come ancora alcuni sostengono, che la fede, e in particolare la fede cattolica, rappresenta un vincolo per il ricercatore, pone degli ostacoli alla conoscenza… 
Non si tratta di ostacoli. Piuttosto, se uno accetta la visione di cui ho parlato, si deve arrivare anche a rivedere o meglio ripensare alcune delle verità, del patrimonio dottrinale della Chiesa. Penso, ad esempio, a concetti come quello di anima, che va ripensata nel quadro delle neuroscienze moderne, ottenendo una forte chiarificazione della distinzione tra spirito e anima. C’è un grande lavoro da fare in tal senso, insieme scienziati e teologi. Come c’è un “naturalismo scientifico”, che va per la maggiore tra gli scienziati ed è compatibile con una visione puramente immanentista e chiusa alla trascendenza; così occorre sviluppare anche all’interno della Chiesa una visione che chiamerei “naturalismo duale”, ancorato ai risultati della scienza e compatibile con una visione religiosa del mondo, che vede nella natura il manifestarsi dei meccanismi che via via la scienza spiega e insieme la presenza di Dio che la sostiene nell’essere. 

(a cura di Mario Gargantini)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.