BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ELUANA/ Il medico: i malati in stato vegetativo sono vivi, ma l'Italia se ne frega

Pubblicazione:

Eluana Englaro, foto InfoPhoto  Eluana Englaro, foto InfoPhoto
<< Prima pagina

Sì altrimenti si va incontro a una deriva un po' pericolosa: chi non ha lo stato di coscienza cosa ne facciamo? E' una cosa molto importante.

 

Anche perché poi si sconfina in altri campi, ad esempio i malati di mente che sono meno persone delle altre e via dicendo.

 

Infatti: bisogna mettere dei punti fermi se no la deriva coinvolge i disabili, i malati di Alzheimer, i grandi vecchi e tanti altri a cui si decide di togliere le cure perché tanto non sono guaribili.

 

Approfondiamo questo passaggio.

 

Faccio un esempio: uno dei termini con cui venivano definite le persone in stato vegetativo oggi per fortuna, caduto in disuso, era lo stato di morte corticale. C'era anche il tentativo da parte di alcuni medici di equiparare la morte corticale con la morte cerebrale e di fatto la morte della persona. Gli esami hanno dimostrato che invece la corteccia cerebrale di questi soggetti non è affatto morta dando risposte specifiche a stimoli esterni che eroghiamo. Al di là del tentativo di dire che era morto poi fallito era una affermazione di un dogmatismo inaccettabile. E' bastata la risonanza magnetica per vedere che le aeree della corteccia funzionavano ancora, non tutte ma diverse.

 

La comunità scientifica oggi come vive tutto questo?

 

A parte degli esempi di eccellenza, penso alla Casa dei risvegli di Bologna dove ci sono professionisti bravissimi che fanno un lavoro straordinario, la comunità scientifica in generale se ne frega totalmente del problema.

 

Se ne frega?

 

Sì, ci sono persone in stato vegetativo che hanno bisogno di cure particolarissime, a volte si devono aspettare anni per permettere che si possano fare queste cure. La medicina oggi in Italia di queste persone non ne vuole sapere. Le dico anche un'altra cosa.

 

Ci dica.

 

Intanto che la risonanza magnetica funzionale, quella degli esperimenti canadesi, non prenderà piede presto in Italia. Poi noi ci troviamo a fare i conti con una situazione di disabilità che può durare anche trent'anni. Noi  cominciamo a vedere recuperi a distanza di dieci anni: da noi una persona ha parlato dopo 12 anni quindi non è un binario morto. Con gli anni qualcosa si ottiene quasi sempre. Si tratta di recuperi piccolissimi ma significativi. Ecco perché non bisogna mai sospendere la cura.


(Paolo Vites) 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.