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ELUANA/ Il medico: i malati in stato vegetativo sono vivi, ma l'Italia se ne frega

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Eluana Englaro, foto InfoPhoto  Eluana Englaro, foto InfoPhoto

Dal Canada arriva la segnalazione di un risultato clamoroso nel campo della cura dei malati in stato vegetativo. Un paziente in tale stato da più di dieci anni  e che non aveva mai mostrato alcun tipo di reazione spontanea, neanche il movimento degli occhi, è stato in grado di rispondere a domande specifiche. Ad esempio dicendo che non sta soffrendo alcun dolore e che ha coscienza di chi è lui. Come è stato possibile? In realtà, come ha spiegato a Ilsussidiario.net il professor Giovan Battista Guizzetti, già nel 2007 si era ottenuto un risultato analogo. "Si tratta di una tecnica che usa uno scanner a immagini che permette di individuare quelle zone della corteccia cerebrale ancora funzionanti". In tal modo, dice Guizetti, "è possibile fare domande e ottenere risposte positive o negative dal soggetto". Uno scenario che rinnova la discussione sullo stato di coscienza di pazienti considerati in stato vegetativo e dunque senza alcuna forma vitale: il pensiero va subito al caso Eluana.

 

Professore, non è dunque la prima volta che si ottiene un risultato del genere?

 

No, non è la prima volta. L'utilizzo di questa tecnica  dovuta agli studi del professor Owen in Inghilterra, già nel  2007 venne alla ribalta grazie al famoso esperimento con una signora in stato vegetativo per trauma cranico. Si trattava di una giocatrice di tennis a cui avevano chiesto di immaginare di giocare e vedevano che le aree corticali di percezione al suono e alla lavorazione si erano attivate nonostante la signora fosse in stato vegetativo.

 

Quali segnali aveva dato la signora?

 

Per capire meglio se veramente interpretava l'ordine dato le si è detto di interpretare l'immagine che le era stata data di giocare la partita a tennis come sì o no e hanno visto che anche in questo caso la signora utilizzava l'immagine per dire sì. Queste aeree si attivavano anche a domande sul suo nome e sui suoi parenti.

 

Questi studi spalancano una porta sulla discussione di chi ritiene che invece i malati in stato vegetativo non abbiano alcuno stato di coscienza, pensiamo ai motivi per cui è stata tolta la vita a Eluana, per fare un esempio clamoroso.

 

Sì, e sono molto contento che la medicina si sia messa a studiare queste nuove tecniche per studiare lo stato di coscienza che rimane sempre molto difficile da studiare. Però non vorrei che questo aspetto della coscienza o dell'incoscienza fosse troppo enfatizzato.

 

In che senso?

 

Nel senso che se anche non potessimo trovare un contenuto di coscienza in queste persone non è che siamo autorizzati alla non cura e all'abbandono di queste persone. Se la coscienza fosse la motivazione per dargli la cura, ad esempio anche noi nel nostro reparto abbiamo persone che hanno un contenuto di coscienza e persone che quasi certamente non l'hanno, il livello di cura che comunque diamo è uguale per tutti. Non è che chi ha lo stato di coscienza venga curato meglio.

 

Lei sottolinea il valore della persona innanzi tutto a prescindere dal suo stato, giusto?



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