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TECNOETICA/ Quella carezza del cyborg sapiens che spiazza i fan del post-umanesimo

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La capacità di integrare elementi esterni riguarda anche la corporeità dell’uomo, che però da sempre è stata implementata meccanicamente; lo diceva già Aristotele: quando parlava di artifici, si riferiva anche a quelli che oggi noi chiamiamo protesi. «Non è lì quindi la novità. A questo livello si smonta subito il mito del postumanesimo: il tentativo di superare i propri limiti corporei è naturale ed è sempre stata una tendenza dell’uomo. È la cosa più naturale e umana essere homo technicus o, come preferisco dire, cyber sapiens».
Il tema del superamento dei limiti umani esige però un approfondimento. Qui la riflessione di Galvan si fa più acuta e attenta. «Quando si parla di superamento dei limiti bisogna vedere di che limiti parliamo. Se ci riferiamo a quelli imposti dalla nostra natura materiale, nessun problema; se postumanesimo volesse dire solo questo, potrei anche essere d’accordo. Il fatto è che invece si pensa anche a dei limiti che sono estrinseci alla nostra natura materiale. E qui non sono d’accordo. Se ad esempio si passa dalle tecnologie per il prolungamento della vita ad ipotizzare l’immortalità allora siamo di fronte a un salto innaturale, che esce dal quadro del sistema-uomo. 
Ci sono aspetti della persona umana che non sono traducibili totalmente in processi algoritmici: sono ad esempio quei processi guidati da una causalità finale, come le decisioni morali: un computer anche se dotato di una capacità di calcolo immensa, non potrà mai essere un assistente morale. Ma si può fare un esempio ancor più facile: una carezza, come atto meccanico, guidato quindi da una causalità efficiente, è riproducibile da un robot e può esserlo anche in modo sofisticato; tuttavia come atto propriamente umano è unico e irripetibile. Un robot può fare gesti che assomigliano a una carezza ma non sarà mai una “carezza”».
C’è da aggiungere che il livello tecnologico attuale non è ancora così avanzato ma in futuro si possono ipotizzare realizzazioni che si avvicinano molto al limite dell’atto umano: ma saranno sempre degli avvicinamenti asintotici, verso un traguardo separato da un salto impraticabile. 
«Nessun cyborg sarà mai al livello del cyber sapiens umano: la corporeità umana informata dallo Spirito è imbattibile. Ha una plasticità che nessun sistema artificiale potrà avere perché è una plasticità che corrisponde proprio alla libertà umana. Un braccio artificiale potrà essere, di per sé, più efficiente di un nostro braccio, ma se lo sostituissi, non a causa di una infermità ma con la sola motivazione di migliorare le mie prestazioni, fallirei l’obiettivo».



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