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TECNOETICA/ Quella carezza del cyborg sapiens che spiazza i fan del post-umanesimo

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Il lavoro di Galvan come teorico della tecnoetica è indirizzato a sviluppare principi e criteri che permettano di individuare quando una applicazione cibernetica possa essere usata nell’ambito dell’essere umano senza snaturarlo e quando invece si va oltre o contro l’uomo. Non sembra peraltro molto preoccupato per i rapidi avanzamenti tecnologici, quanto per la crescente debolezza diffusa di concezione antropologica e per un persistere di una visione scientista. «Ritengo che la tecnologia abbia questa caratteristica: più si sviluppa più mette in risalto la persona. Certo, all’inizio ciò non appare: le tecnologie nelle fasi iniziali sono prevalentemente invasive; è stato così per le più affermate, dai treni al telefono. Poi però lo sono sempre meno, perché entrano all’interno della struttura dialogica dell’essere umano». 
È questa natura dialogica e relazionale dell’uomo che può far guardare la tecnologia in modo nuovo: «L'uomo che è consapevole di realizzare se stesso nella relazionalità interpersonale tramite la condivisione degli oggetti intenzionali dell'intelletto e della volontà, sa di dover e di poter farlo non soltanto nella dimensione spirituale del suo essere, ma anche in quelle materiale. La sua interazione con la materia perché questa venga inserita a pieno titolo nel dialogo interpersonale è il contenuto ultimo della tecnologia. Per questo la tecnologia ha come oggetto l'incremento della relazionalità umana, e per questo quando la scienza diventa tecnologia si umanizza».
Il rischio che Galvan vede è semmai che una scienza assolutista e presuntuosa imponga alla tecnica di esserle sottomessa: «A mio parere, ma qui so di andare controcorrente anche rispetto a molti che condividono la mia stessa visione del mondo, dovrebbe essere il contrario. Alla tecnoscienza dominante che porta la tecnologia a una posizione di sottomissione, bisogna sostituire una scienza autentica, che sa essere aperta alla verità autentica dell'uomo, che va al di là del suo ambito, ma alla quale può e deve servire».
È una prospettiva interessante: varrà la pena riparlarne. 

(Mario Gargantini)



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