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FISICA/ La “profezia” di Chesterton e la certezza dell’esistenza degli atomi

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La “profezia” di Chesterton è oggi uno dei fenomeni più drammatici che si osserva nel contatto quotidiano con gli studenti più giovani, che è la disintegrazione della realtà dalla loro vita. Infatti, all'inizio del corso di studi, gli studenti sembrano incapaci dell'uso della ragione, e si osserva una fragilità ed una difficoltà oggettiva anche ad accettare un principio di non contraddizione: un fenomeno che si osserva nella realtà non può avere come spiegazione inconfutabile due argomenti contraddittori. Invece mi sorprendo sempre come purtroppo, per moltissimi di loro una realtà virtuale si sovrappone alla realtà oggettiva, per cui una stessa cosa può essere vera e falsa allo stesso tempo. Sta a chi osserva decidere cosa è reale e cosa non lo è, cosa è vero e cosa è falso, e quindi la realtà macroscopica che si osserva (le foglie verdi, il Sole e le stelle come diceva Chesterton, non solo gli atomi!) perde di significato. Questo è sconcertante per uno studente di Fisica, per cui l'affermazione “le cose esistono!” sta alla base di ogni approccio allo studio.

Con l'uso del web e lo sviluppo della visualizzazione, si è diffuso in questi anni un certo modo di insegnare che, a partire da realtà virtuali, consente di simulare un fenomeno su un qualsiasi computer e di visualizzarne i processi dinamici. Questo, unito alla fragilità strutturale degli studenti nel metodo di approccio alla realtà, può portare a conseguenze abbastanza disastrose sulla dinamica conoscitiva. Per esempio, è esperienza comune osservare i nostri figli piccoli che fanno dei veri e propri esperimenti lasciando cadere appositamente degli oggetti, e ripetere l'esperienza fino alla acquisizione di una certezza: gli oggetti cadono verso il basso. Il processo, simulato, consente invece di cambiare i parametri in modo che l'oggetto "cada verso l'alto" e la visualizzazione rende questa dinamica, che non esiste nella realtà, sovrapponibile con il fenomeno reale che abbiamo imparato da bambini. Negli studenti alle prese con un dottorato di ricerca, o anche in borsisti o assegnisti, in alcuni casi la dinamica si manifesta quasi a livello di “rifiuto” della realtà fisica, quando questa non combacia con la simulazione scientifica del fenomeno in esame. In altri termini, paradossalmente, alcune volte la dinamica è di usare un fenomeno reale come test per lo stesso fenomeno simulato, anziché l'ovvio contrario.

Contando sulla passione degli studenti per la materia che hanno scelto di studiare, e facendo intravvedere nelle materie specifiche che si insegnano quali sono i punti nodali in cui si è andata maturano una più profonda conoscenza della natura sulla base dell'uso della ragione per porre la domanda corretta alla realtà e saperne leggere la risposta, è possibile aiutare gli studenti a fare un primo passo verso l'uscita da questa atrofia che si portano dietro.

In un momento in cui l'Università è alle prese con il processo delle abilitazioni scientifiche nazionali, in cui la capacità tecnico-scientifica ha un indiscusso valore (misurabile tramite parametri oggettivi) e la “capacità di insegnamento” non ha valore alcuno (tra l'altro nessuno ha ancora concepito parametri quanto più oggettivi per definirla e misurarla), “sfoderare la spada”, cioè riportare gli studenti alla realtà, farli uscire da questa via di fuga che è la realtà virtuale, rimane forse il compito principale dell'insegnamento in Università.



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COMMENTI
21/11/2012 - 2013 "Anno dell'Atomo"? (Sergio Palazzi)

Nel 2013 ricorre il centenario del libro di J-B Perrin "Les Atomes", che riassumeva i risultati delle sue ricerche sulle ipotesi di Einstein, a confronto con i dati sperimentali da molte altre fonti. L'impostazione è più o meno: se gli atomi esistono, si devono poter contare. Quindi, se troviamo il modo di determinare il numero di Avogadro e se ha lo stesso valore in qualunque modo sia ricavato, allora gli atomi esistono. Con la pubblicazione di quel testo finiva sostanzialmente la polemica con gli antiatomisti, in cui lo stesso Ostwald fece una radicale autocritica davvero rara per una figura delle sue dimensioni. Con Eric Scerri ed altri esperti del sistema periodico avevamo infatti lanciato, tempo fa, l'idea di considerare il 2013 "Anno dell'Atomo". Potremmo vedere se davvero oggi l'atomismo sia riconosciuto realmente, e non solo per il macroscopico business dell'omeopatia, ma anche per cose più banali come il persistere nei corsi di chimica dei riferimenti agli "equivalenti", figli di una stechiometria "antiatomica" contraria a quella che oggi diremmo delle "moli". Il problema è che la didattica "scientifica", a livello liceale ma purtroppo anche negli istituti tecnici e nei corsi di base universitari, tende a presentare le varie ipotesi sulla materia come si presentano (male) le idee dei filosofi, "esiste l'atomo di Thomson, esiste l'atomo di Bohr, Planck dice che...". Lo studente diligente racconta le filastrocche, e che poi esista una realtà oggettiva è secondario...