BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LASER/ Impulsi di raggi X tirano fuori dal guscio gli elettroni dello Xeno

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Com’è possibile, allora, spiegare il risultato ottenuto dai ricercatori di Stanford? La causa di questa “impossibile” ionizzazione va ricercata nella presenza di una risonanza nel processo di assorbimento dei fotoni. In pratica, alla particolare energia dei raggi X usati nell’esperimento (1,5 keV), l’atomo di Xeno assorbe molti più fotoni di quanto accade ad altre energie (anche superiori a 1,5 keV). Quando questo avviene, alcuni elettroni vengono immediatamente espulsi dall’atomo, mentre altri (quelli più interni) interagendo con i fotoni X possono acquistare una quantità di energia sufficiente per portarsi in un guscio più esterno, rimanendo tuttavia ancora legati all’atomo.

Questi ultimi però, dopo un tempo più o meno lungo - ma in genere molto breve - ritornano nello stato iniziale, cedendo (sottoforma di fotoni) l’energia inizialmente assorbita. Se questa energia non viene dispersa, può essere riassorbita da altri elettroni eccitati che così riescono a recuperare l’extra energia necessaria per saltare fuori dall’atomo. In questo modo, anche elettroni fortemente legati, che in teoria non potrebbero abbandonare l’atomo, riescono ad acquistare la propria libertà, provocando così la ionizzazione record osservata dal team di Rolles.

Questo risultato sperimentale, oltre che estremamente interessante da un punto di vista puramente teorico, presenta anche importanti risvolti pratici. Se da un lato, la ricerca ha fornito la ricetta per massimizzare il numero di elettroni persi dal campione in esame - e questo può tornare utile quando si vogliono ottenere plasmi molto carichi - dall’altro ha anche indirettamente individuato il modo per evitare che questo accada. Evitando di raggiungere l’energia di risonanza si possono, infatti, analizzare campioni biologici che sarebbero irrimediabilmente danneggiati da stati di ionizzazione troppo elevati.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
21/11/2012 - 2013 "Anno dell'Atomo"? (Sergio Palazzi)

Nel 2013 ricorre il centenario del libro di J-B Perrin "Les Atomes", che riassumeva i risultati delle sue ricerche sulle ipotesi di Einstein, a confronto con i dati sperimentali da molte altre fonti. L'impostazione è più o meno: se gli atomi esistono, si devono poter contare. Quindi, se troviamo il modo di determinare il numero di Avogadro e se ha lo stesso valore in qualunque modo sia ricavato, allora gli atomi esistono. Con la pubblicazione di quel testo finiva sostanzialmente la polemica con gli antiatomisti, in cui lo stesso Ostwald fece una radicale autocritica davvero rara per una figura delle sue dimensioni. Con Eric Scerri ed altri esperti del sistema periodico avevamo infatti lanciato, tempo fa, l'idea di considerare il 2013 "Anno dell'Atomo". Potremmo vedere se davvero oggi l'atomismo sia riconosciuto realmente, e non solo per il macroscopico business dell'omeopatia, ma anche per cose più banali come il persistere nei corsi di chimica dei riferimenti agli "equivalenti", figli di una stechiometria "antiatomica" contraria a quella che oggi diremmo delle "moli". Il problema è che la didattica "scientifica", a livello liceale ma purtroppo anche negli istituti tecnici e nei corsi di base universitari, tende a presentare le varie ipotesi sulla materia come si presentano (male) le idee dei filosofi, "esiste l'atomo di Thomson, esiste l'atomo di Bohr, Planck dice che...". Lo studente diligente racconta le filastrocche, e che poi esista una realtà oggettiva è secondario...