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ANNIVERSARI/ Turing: interrogare il computer per far emergere l’uomo

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La macchina Enigma esposta al Museo della Scienza e della tecnologia di Milano  La macchina Enigma esposta al Museo della Scienza e della tecnologia di Milano

Il tentativo di violarne il codice è una delle più famose storie di controspionaggio del XX secolo. I primi tentativi si devono a un gruppo di matematici polacchi guidato da Marian Rejewski che nei primi anni 30 era riuscito a ricostruire la struttura dei rotori e a decrittarne i messaggi. Nel febbraio 1940, con la cattura dell’esemplare a bordo del sottomarino tedesco U-boat 110, si riescono a fornire importanti indicazioni al team di scienziati impegnati a tempo pieno nella decifrazione. Gli scienziati sono riuniti a Bletchley Park, una tenuta a circa 75 km a Nord-Ovest di Londra e sede dell'unità principale di crittoanalisi del Regno Unito; qui nel corso della guerra hanno lavorato circa 12.000 persone, l’80% delle quali donne; oggi è sede del Museo Nazionale del Calcolo.

A Bletchley Park arriva anche Turing che riesce a realizzare un elaboratore elettromeccanico, “The Bombe”, in grado di svolgere il compito di analisi e decrifratura in modo straordinariamente efficiente: nel 1942 si arrivò a decrittare più di 80.000 messaggi cifrati tedeschi al mese.

Sullo sfondo di questa attività di Turing, c’è un enigma ancor più stimolante e non ancora violato: è quello riassunto nel celebre test che porta il suo nome (test di Turing) e consiste nel trovare un programma che renda un computer indistinguibile da un essere umano. Turing si era chiesto già nel 1950, in un celebre articolo, se i computer potevano “pensare” e aveva immaginato il test dove una giuria di esperti sottopone a interrogatorio due interlocutori, un uomo e un computer, senza sapere quale sia l’essere umano e quale la macchina. Il celebre matematico inglese aveva predetto che entro il 2000 i computer avrebbero ingannato il 30% dei giurati, prefigurando l’avvento di macchine “pensanti”.

Macchine che però nessuno ha ancora visto. Neppure i partecipanti al Premio lanciato nel 1990 dall’eccentrico magnate Hugh Loebner, che ha messo in palio 25.000 dollari per il primo programma in grado di convincere i giudici che al posto suo c’è un vero e proprio uomo. L’edizione 2012 del premio si è svolta, simbolicamente, a Bletchley Park ma ancora una volta l’obiettivo non è stato pienamente raggiunto. Forse però l’interesse maggiore del test – come sostiene Brian Christian che vi ha partecipato nel 2009 e lo ha raccontato nel libro “Essere umani” – più che sulle potenzialità delle macchine è sull’identità degli umani: «Alla fine dei conti, la questione è capire cosa significhi essere umano, che cosa può insegnarci il test di Turing su noi stessi». E probabilmente era questo tipo di interrogativi che ha mobilitato nel profondo l’intelligenza vivace e inquieta di Alan Turing.



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