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AMBIENTE/ Quei paradisi perduti nei Parchi d’Italia

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In un certo senso, si avverte, anche attraverso manifestazioni di livello internazionale come quella ora citata, che il mondo scientifico e quello istituzionale, hanno iniziato ad assumersi delle responsabilità ben precise nei confronti di quanto accade in natura, forse, non tanto in termini di laboratorio, quanto piuttosto secondo una logica protezionistica, atta a conservare ecosistemi di straordinario valore naturalistico e finalizzata al progetto di sviluppo sostenibile.

 

Credo che, all’interno di queste posizioni, la grande assente sia l’educazione, scolastica e universitaria, incapace di generare un rapporto rilevante con il Pianeta e con tutte le problematiche che noi, esseri umani, siamo in grado di recepire e di indagare. Esiste, in generale, un’educazione tesa piuttosto ad insegnare delle nozioni, più o meno interessanti, mentre manca uno spazio di lavoro, una specie di laboratorio sull’esperienza con l’estetica del reale, un atelier culturale e sperimentale per la natura. Gli ingegneri, ad esempio, che, forse, conoscono poco la Conferenza Europea del Paesaggio, tenutasi a Firenze, 20 ottobre 2000, sanno certamente costruire strade, ponti, grattacieli, ferrovie, ma, molto spesso, non sanno dimensionare un loro rapporto con il paesaggio che ha certamente delle componenti naturalistiche rilevanti, sulle cui impronte dovrebbe essere congegnato un sistema antropico in armonia con la realtà.

 

Se manca l’educazione al vero ed al bello, continueremo ad affondare nei nostri miserevoli bisogni, senza soddisfazione, senza gusto, senza senso, e continueremo a consumare suolo e ambiente, senza pensare che la Terra intera dovrebbe essere concepita, protetta e conservata come un Parco, come un Paradiso terrestre, perché così ci è stata donata. Tim Jackson, consigliere per la sostenibilità alla UK Sustainable Development Commission e docente di Sviluppo sostenibile all’Università di Surrey, nel suo volume Prosperità senza crescita (2011, p. 81) sostiene: «Il cambiamento climatico, il degrado ecologico e lo spettro della scarsità delle risorse si assommano ai problemi causati dal crollo dei mercati finanziari e dalla recessione….

 

Serve come punto di partenza fondamentale, una definizione coerente di prosperità che non faccia affidamento su assunti preimpostati sulla crescita dei consumi». Si pensi a come sarebbe proficuo percorrere in ambito didattico degli itinerari di apprendimento, irrompendo nella bellezza della natura, anziché ascoltare in aula nozioni, a volte, davvero poco affascinanti, educare i nostri figli e i nostri studenti a guardare la realtà, a riconoscere i paesaggi sonori o quelli tattili, ad ascoltare attraverso la loro sensibilità ciò che la natura sa insegnare e vivere un’appartenenza all’universo infinito come esperienza possibile da un punto qualsiasi del Pianeta.



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