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ESPERIENZE/ Un ponte stellare tra la Brianza e l’Africa

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La mostra sulle Stelle alla Card. Otunga School di Nairobi  La mostra sulle Stelle alla Card. Otunga School di Nairobi

Quando si è educati a guardare il cielo e a lasciarsi provocare dallo spettacolo della realtà, si trova l’audacia di elaborare progetti che allargano i confini dell’esperienza quotidiana e diventano fattori di costruzione. Anche nelle nostre scuole, sempre più schiacciate tra un nozionismo di ritorno e le fughe in avanti della didattica hi-tech. È accaduto nella indaffarata Brianza e ha raggiunto il centro Africa.

Nel settembre 2009 l’associazione Albatros, che riunisce in rete numerosi Istituti scolastici della Brianza, e l’Associazione Euresis hanno avviato un progetto consistente nella riduzione e adattamento della mostra “A che tante facelle? La Via Lattea tra scienza, storia ed arte”, presentata al Meeting di Rimini 2006 a cura della stessa Euresis. Il progetto ha coinvolto sei Istituti scolastici della Brianza: il Liceo Majorana e l’ITIS Fermi di Desio, il Liceo M. Curie di Meda, l’ITIS Leonardo da Vinci di Carate Brianza, l’Istituto Gandhi di Besana Brianza, l’Istituto Primo Levi di Seregno e inoltre il Liceo Linguistico “ Regina Mundi” di Milano. È stata realizzata una versione in 24 pannelli, ora stabilmente esposta presso gli Istituti partecipanti e diventata strumento per la didattica.

Diverso è stato l’apporto delle varie scuole, come racconta a ilsussidiario.net la professoressa Antonia Poli che ha coordinato gli Istituti di Desio, Carate e Meda: «I nostri Istituti si sono occupati della definizione dei contenuti dei pannelli, mettendo in atto una riduzione e un riadattamento della versione originale della mostra. Il professor Davide Maino e Benedetta Cappellini dell’Università degli Studi di Milano hanno costantemente offerto la loro consulenza scientifica. I ragazzi del Gandhi di Besana, coordinati dal professor Lorenzo Cazzaniga, hanno realizzato la composizione grafica dei pannelli secondo un loro originale progetto. La supervisione della traduzione in inglese è stata svolta da Silvia Ballabio. Il progetto ha coinvolto insegnanti di diverse materie: italiano, storia, scienze, fisica, inglese e grafica e ha avuto una durata complessiva di due anni scolastici».

L’accenno alla traduzione in inglese tocca il punto più innovativo dell’iniziativa. La mostra infatti è stata appunto tradotta e alcune copie sono state donate a  scuole africane di lingua inglese in Kenya, Uganda ed Etiopia. Ma c’è di più.



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