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ANNO DELLA FEDE/ Heller (cosmologo): la fisica ci impartisce una lezione sul Mistero

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Michael Heller  Michael Heller
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Lui stesso ne è un rappresentante; ma il suo riferimento principale è alla figura dell’abate Georges Lemaître che ottant’anni fa, con la sua ipotesi della nascita dell’universo da un “atomo primitivo”, ha avviato la cosmologia del Big Bang. Per mettere in guardia da facili tentazioni “concordiste”, che tendono a vedere nella scienza conferme dei testi biblici interpretati in modo letterale, Heller racconta volentieri della reazione di Lemaître a un frettoloso accostamento tra il Big Bang e il Fiat lux della Genesi, contenuto in un discorso del 1951 di Pio XII; e di come l’insistenza dell’abate cosmologo abbia portato il Pontefice a “correggere il tiro” evitando di incappare nella trappola del God of the gaps, il “Dio delle lacune” o “Dio tappabuchi”.

 

«Lemaître - dice Heller - riteneva che non si dovessero praticare scorciatoie teologiche per colmare le nostre lacune presenti nella comprensione scientifica dei fenomeni». La posizione concordista è per Heller doppiamente “colpevole”: perché si pecca contro il metodo della scienza e si blocca in qualche modo la ricerca «se immediatamente si postula una spiegazione di ordine soprannaturale». Ma è colpevole anche nei confronti della teologia: «implicitamente si sostiene che l’opera di Dio, la creazione, sia manchevole per più aspetti, visto che lo stesso Dio dovrebbe intervenire periodicamente, per mantenerne l’equilibrio. Questo, sotto il profilo teologico, è un errore molto grave».

 

Che un rigoroso lavoro scientifico possa aprirsi alle altre dimensioni dell’esperienza umana e, al contempo, ricevere da queste impulso e supporto, Heller lo vede proprio nella fisica quantistica, l’ambito che sembrerebbe più lontano e problematico: «il mondo di cui ci parla la meccanica dei quanti è diverso da quello percepibile, ma nondimeno è perfettamente razionale e dotato di una sua peculiare bellezza. La fisica subatomica ci impartisce una lezione sul Mistero. In tale contesto, la parola “mistero” non indica una dimensione irrazionale. Al contrario: si tratta di una razionalità che di gran lunga supera la nostra, benché noi, in certa misura, ne partecipiamo». Lo studioso polacco cita il filosofo francese Gabriel Marcel che, pur non essendo particolarmente interessato alla fisica, «aveva sviluppato una riflessione profonda sul tema del Mistero».

 

Un problema, affermava Marcel «è qualcosa che si incontra, che ci sbarra la strada. È davanti a me nella sua totalità. Al contrario, il mistero è qualcosa in cui mi trovo impegnato e perciò non viene a trovarsi davanti a me nella sua totalità. È come se in questa zona la distinzione tra in me e davanti a me perdesse il suo significato». Un problema, conclude Heller «è oggettivabile; idealmente, possiamo sempre disporne i termini “di fronte a noi”, mentre nel mistero siamo coinvolti, ne facciamo parte».



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