BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ADA LOVELACE/ L'esperto: ecco perché è la prima programmatrice della storia

Pubblicazione:

Il logo di Google dedicato a Ada Lovelace  Il logo di Google dedicato a Ada Lovelace

ADA LOVELACE - “Ada Lovelace può essere di fatto considerata la prima programmatrice della storia. Questo perché lei ha collaborato con Charles Babbage proprio nella stesura di particolari algoritmi per far funzionare la macchina analitica da lui messa a punto, un lavoro molto sperimentale e innovativo che però non venne mai portato a termine”. Insieme a Giorgio De Michelis, professore di Informatica per l’Organizzazione e Interaction Design all’Università di Milano-Bicocca, parliamo della vita e della carriera di Ada Byron, meglio conosciuta come Ada Lovelace, nome che assunse dopo il matrimonio con William King, Conte di Lovelace. Ada Lovelace è nata a Londra il 10 dicembre 1815, a lei è dedicato il logo odierno di Google, in occasione dei 197 anni dalla sua nascita. Unica figlia legittima del poeta Lord Byron e della matematica Anne Isabella Milbanke, Ada non ebbe alcuna relazione con il padre, il quale morì quando lei aveva solamente 9 anni. Fin da giovane s’interessò alle scienze matematiche e, in particolare, al lavoro di Babbage sulla macchina analitica. “Ciò che fece Ada Lovelace – continua a spiegarci De Michelis – è molto interessante anche per l’Italia, visto che tra i primi lavori che dopo aver conosciuto Babbage si occupò di tradurre in lingua inglese alcuni articoli dell’italiano Luigi Federico Menabrea riguardo gli sviluppi della macchina proposta da Babbage”.
Ma che cos’è questa macchina analitica ideata da Babbage? “E’ una macchina molto interessante – commenta De Michelis -. Siamo nella prima metà dell’800, quindi nel pieno della nascita della società industriale in cui vi sono le macchine a vapore e quindi una grande produzione di energia. Babbage, con una fantasia non indifferente, pensò a una macchina che potesse fare i conti. Visto che a quel tempo non esisteva ancora l’elettronica, pensò quindi di realizzarla con gli ingranaggi, vale a dire con la tipica struttura industriale dell’epoca”. La macchina non venne però mai terminata, “non perché Babbage non arrivò mai a progettarla, ma perché più veniva completata, più richiedeva ferro, edifici sempre più grandi per ospitarla e quantità immense di energia per farla funzionare, visto che bisognava far girare centinaia e centinaia di ingranaggi”.
Insomma, dal punto di vista dell’architettura “si trattava di un calcolatore come quelli che ci sono oggi. Però, non essendoci diodi, valvole né tantomeno transistor o microprocessori, era una macchina spaventosamente ingombrante e costosa che a un certo punto il governo inglese smise di finanziare”.  



  PAG. SUCC. >