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12-12-12/ Una giornata (o almeno 12 ore) per riflettere sulle meraviglie del “dodici”

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La derivazione più diffusa e più resistente del sistema duodecimale la troviamo nell’impiego, ancora attuale, della dozzina, celebre soprattutto per le uova ma utilizzata dagli inglesi in senso ancor più ampio. Più volte nella storia ci sono stati tentativi di proporre il cambiamento del sistema di numerazione da quello decimale al duodecimale: si sono costruite tavole pitagoriche in base 12 e si sono sviluppati metodi per eseguire operazioni aritmetiche in tale base. A metà del secolo scorso in America è stata anche fondata la Duodecimal Society, con lo scopo di studiare e diffondere l’impiego della base 12 e i suoi vantaggi. Una sostituzione è però impensabile e lo snellimento delle operazioni di calcolo ottenuto dalla diffusione dei computer contribuisce a renderla irrimediabilmente impossibile. Resta però il gusto e l’interesse per l’esplorazione di un mondo, quello dei numeri, che pensiamo non possa rivelarci particolari sorprese e invece continua a stupirci.
E la sorpresa si fa anche visiva se la stessa esplorazione va ad abbracciare le forme geometriche, magari in compagnia del grande Keplero che ha dedicato molti studi alle peculiarità dei poliedri. Basterà citare la stranezza del dodecaedro che riempie il volume di una sfera meglio di un icosaedro che ha un numero maggiore di facce (venti): il dodecaedro occupa il 66,5% del volume della sfera mentre l’icosaedro solo il 60,56%. Chi sa che qualche moderna archistar non ne ricavi il suggerimento per nuove e vantaggiose proposte edilizie.



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