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DIBATTITI/Macro e micro-evoluzione: ultime news su un vecchio e (troppo?) discusso argomento

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La scoperta, avvenuta nel 2008, dei fossili di grandi dinosauri a Zhengzhou, in Cina  La scoperta, avvenuta nel 2008, dei fossili di grandi dinosauri a Zhengzhou, in Cina
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I loading (coefficienti di correlazione tra variabili, e fattori, quindi tra ceppi e componenti) erano identici per PC1 (tutti i ceppi hanno lo stesso loading) e quindi PC1 corrispondeva esattamente alla macro-evoluzione, la distanza tra specie in cui la distanza intra-specie (distanza tra ceppi, microevoluzione) non entra per nulla. Se ci fosse entrata, se ci fosse stato un rapporto tra micro e Macro evoluzione, i loading su PC1 non sarebbero stati identici, un ceppo sarebbe stato più vicino e un altro più lontano dal riferimento mus spretus. La distanza intraspecie (microevoluzione) era invece ben descritta dalle componenti minori (per costruzione indipendenti dalla componente maggiore) che infatti separano molto bene i differenti ceppi naturali tra di loro, mentre le popolazioni di laboratorio (non esposte a selezione naturale) mostrano solo drift genetico, varianza casuale non guidata dalla selezione.

Se andiamo a vedere non più i loading dei ceppi ma i valori degli scores , di quanto cioè i diversi tratti di DNA contribuiscono alle direzioni di divergenza individuate dalle componenti, ci accorgiamo che, mentre PC1 (macro-evoluzione) è 'diffusa' su tutto il genoma (come da attendersi), le componenti minori (microevoluzione) sono 'gene specifiche', sono i ‘piccoli aggiustamenti puntuali’ ammessi sul singolo elemento. Il punto è allora che qualsiasi cosa sia questa 'modifica globale' di cui PC1 è traccia, non solo è altamente deterministica ma del tutto coerente con la necessità di mantenere immutate le relazioni nell'interattoma (cioè dell’insieme delle interazioni molecolari che avvengono in un organismo); ed è comunque una cosa differente dalle 'piccole modifiche gene-specifiche' legate alla classica selezione darwiniana che trovano posto nelle componenti minori e quindi per definizione indipendenti dalla prima.

Ora la strada è aperta a capire di cosa sia fatto questo cambiamento ordinato in termini di eventi che lo promuovono; noi ci siamo limitati a scorgerne l’evidente impronta in termini di mutazioni lungo la molecola del DNA.

Rimane da spiegare il perché dell’opposizione che ci ha costretto a contrabbandare l’articolo come una proposta puramente metodologica. Non vogliamo considerare questioni che con la scienza non hanno nulla a che fare come una (voluta?) artificiosa e culturalmente meschina confusione tra ateismo e darwinismo. Va considerato poi che noi non mettiamo mai in dubbio il fatto dell’evoluzione ma abbiamo solo la necessità di riportarla all’interno del quadro di riferimento delle scienze depurandola da effetti mitologici. L’unica spiegazione allora è che questo nostro risultato possa essere una pietra d’inciampo per tutti coloro che cercano ‘il gene’ della malattia X, del carattere Y; per coloro che inserendo un gene in un organismo pensano di poter ottenere ciò che desiderano senza interagire con il resto; coloro a cui una visione d’insieme del genoma, limitando di fatto la possibilità di una manipolazione totale, può aver dato disturbo. Forse è per questo, chi lo sa…



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