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AMBIENTE/ Italia più sensibile al richiamo delle foreste

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«Questo è il nostro compito. Da questo derivano suggerimenti che possiamo dare ai forestali per orientare adeguatamente i loro interventi e ragionare insieme sulle conseguenze di certe azioni». Da questo punto di vista, l’opinione di Andreis sulla situazione italiana è improntata alla positività: «Mi sembra una situazione buona: non siamo in una condizione di sovrasfruttamento delle arre boschive». Aggiunge che la Lombardia non ha mai avuto tanti boschi come adesso e ciò vale anche per la maggior parte delle altre Regioni. «C’è già qualcuno che dice e che stiamo esagerando: non nel senso che si debbano ridurre o tagliare i boschi ma che vadano gestiti meglio. È facile che venga chiamato bosco ogni terreno abbandonato che abbia degli alberi; per un vero bosco ci vuol ben altro: ci vuol tempo e attenzione perché si costituisca tutta la compagine forestale, comprese le specie del sottobosco, e perché tutte interagiscano nel modo giusto».

I dati presentati dall’Ersaf sono comunque significativi. Per la sola Lombardia, che è la terza realtà nazionale per aree forestali e boscate, si parla di 620.719 ettari raggiunti a fine 2011; la collaborazione con le istituzioni del territorio, i rappresentanti della filiera bosco-legno-energia e le altre realtà che hanno consentito di realizzare 264,79 ettari di nuovi boschi grazie a iniziative mirate, fondi comunitari del Programma di sviluppo rurale, risorse regionali e ricavi dalle compensazioni. In totale, le foreste lombarde rappresentano un serbatoio di 103,6 milioni di tonnellate di CO2 e garantiscono un assorbimento annuo di 3.

Ma dobbiamo parlare di boschi o di foreste? «Foreste primigenie non ne abbiamo, quindi il termine più corretto è proprio bosco: abbiamo comunque molti boschi antichi, gestiti in modi diversi, che vanno verso la struttura della foresta».

Qualcosa si può dire anche per il verde nelle nostre città. Qui la funzione delle piante è importante soprattutto come filtro degli inquinanti atmosferici, per quella azione delle foglie che trattengono il particolato e riducono il pulviscolo; «è difficile comunque formulare un giudizio globale: la situazione varia da città a città e nelle metropoli da zona a zona».

 

 

 



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