BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BREVETTO UNITARIO EUROPEO/ Italia e Spagna fuori, ma per le Pmi è meglio

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto
<< Prima pagina

Nell’affrontare questi interrogativi conviene trattare separatamente il brevetto unitario dalla Corte unitaria.

 

Brevetto unitario

È molto probabile che il brevetto unitario sia destinato a riscuotere notevole successo. Non è però del tutto scontato. In primo luogo è necessario che la tassa unitaria di rinnovo annuale non sia troppo alta, altrimenti le imprese saranno incentivate a continuare a fare quanto fanno ora: limitarsi a validare un brevetto europeo in pochi Stati, pagando in ciascuno di essi la tassa nazionale di rinnovo. Una bassa tassa unitaria di rinnovo implica però certamente una significativa perdita di gettito: di questi tempi non proprio il sogno di Stati che hanno difficoltà a far quadrare i propri bilanci…

Un altro grande interrogativo riguarda la base giuridica del brevetto unitario che, secondo diversi esperti, è tutt’altro che convincente, necessitando di un’interpretazione un po’ compiacente di alcuni articoli del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (parte del Trattato di Lisbona, 2007) e della Convenzione sul brevetto europeo (Monaco di Baviera, 1973). Come andrebbe a finire se, magari tra qualche anno, venissero messi in luce profili di illegittimità?

L’Italia e la Spagna si sono tenute fuori a motivo del regime linguistico previsto per il brevetto unitario: le lingue ufficiali saranno inglese, tedesco e francese (già lingue ufficiali del brevetto europeo). Italia e Spagna si sono opposte alla discriminazione linguistica – che si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo per le imprese italiane e spagnole - facendo ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea (la quale dovrebbe pronunciarsi a breve). Chi scrive ritiene anacronistico questo “campanilismo linguistico”: in ambito tecnico, ormai da decenni, si lavora quasi solo in inglese. Anche tedesco e francese - che pure saranno lingue ufficiali - sono marginali e le imprese lo sanno benissimo. La pretesa dei governi di tutelarle imponendo ulteriori lingue nell’ambito brevettuale è pura demagogia. Le imprese interessate al brevetto unitario sono già proiettate a operare in più paesi e hanno comunque bisogno di personale in grado di lavorare in inglese. In breve: i motivi per cui l’Italia non ha aderito alla definizione del brevetto unitario non sono granché convincenti. (Per correttezza vale comunque la pena di ricordare che l’Italia – quantomeno a parole – sarebbe stata favorevole ad un regime monolinguistico (solo inglese), certamente più sensato di quello trilinguistico che alla fine è stato adottato).

Curiosamente però il risultato ottenuto potrebbe essere vantaggioso. Le imprese italiane che operano nel resto dell’Unione Europea potranno comunque accedere al brevetto unitario (così come le imprese extraeuropee). Al contrario, le imprese straniere che desiderano un brevetto valido in Italia, dovranno chiedere espressamente copertura per il nostro Paese, facendo tradurre il testo del brevetto anche in italiano e pagando annualmente la tassa di rinnovo allo Stato italiano. Le multinazionali lo faranno (già lo fanno usando il normale brevetto europeo), mentre è presumibile che le piccole e medie imprese (PMI) straniere con interessi/prospettive limitate in Italia procederanno solo in qualche caso, con il risultato che saranno meno propense a investire nel nostro Paese. A prima vista potrebbe sembrare uno svantaggio, ma bisogna tener conto che dietro ad un brevetto si nasconde un regime di monopolio (limitato nel tempo) e che il nostro tessuto produttivo consiste principalmente proprio di piccole e medie imprese. Un minor numero di brevetti di PMI straniere validi in Italia si tradurrà in maggiori spazi per le PMI italiane che saranno più libere di imparare dai propri concorrenti stranieri senza trovarsi bloccate da vincoli brevettuali. Ovviamente tutto ciò vale per il solo mercato domestico.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >