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BREVETTO UNITARIO EUROPEO/ Italia e Spagna fuori, ma per le Pmi è meglio

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Martedì 11 dicembre 2012 il Parlamento Europeo ha espresso il voto decisivo a favore del brevetto unitario, cioè di un singolo brevetto che avrà valore in 25 paesi dell’Unione Europea, l’intera Unione eccetto Italia e Spagna. Per la precisione, sono stati votati due regolamenti di effettiva istituzione del brevetto unitario e una risoluzione con cui si invitano i parlamenti nazionali a ratificare un accordo internazionale con cui viene creata una Corte unitaria dei brevetti le cui decisioni avranno valore nell’intera Unione Europea (questa volta Italia e Spagna incluse).

Sembra così coronarsi un sogno inseguito per decenni e più volte naufragato, sempre sugli stessi due punti critici: il regime linguistico (in quali lingue devono essere tradotti i brevetti) e l’effettiva architettura della corte (ubicazione delle corti di primo grado e d’appello, composizione dei collegi giudicanti – in particolare coinvolgendo o meno giudici con curriculum tecnico accanto ai giudici giuristi -, giurisdizione e competenza, ecc). Il “sembra” è d’obbligo: quantomeno per l’istituzione della Corte, è necessaria la ratifica dei parlamenti nazionali (e già negli anni ’70, e poi ‘80 sono stati siglati trattati vagamente simili poi rimasti senza ratifica). Ad ogni modo, semberebbe essere veramente la volta buona…

La svolta è di notevole portata: il brevetto unitario costerà il 70-80% in meno di quanto costi oggi proteggere la propria invenzione a livello continentale. Esiste, infatti, già un brevetto europeo che non è però un titolo unitario (cioè un singolo brevetto valido in tutti i paesi), bensì un “fascio” di brevetti nazionali. Le conseguenze sono ingenti costi di traduzione ed elevate tasse di mantenimento: ogni brevetto del “fascio” deve essere tradotto in ciascuna lingua e prevede il pagamento di una tassa annuale in ogni paese. Inoltre, in caso di controversia, è necessario tutelarsi con una causa civile in ciascun paese. I costi sono notevoli e i risultati spesso contraddittori.

Il pacchetto “brevetto unitario più Corte unitaria” ha l’ambizione di risolvere alla radice tutti questi problemi (vedi articoli collegati di approfondimento), creando il primo sistema completo di tutela della proprietà industriale a livello continentale. A questo punto è interessante chiedersi se tale obiettivo sarà effettivamente raggiunto e quali siano le implicazioni per l’Italia che si trova in una posizione molto particolare: fuori dal brevetto unitario, ma, al tempo stesso, coinvolta nel trattato di istituzione della Corte unitaria. Come conviene muoversi al nostro Paese?



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