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SCOPERTE/ Si avvia a soluzione il giallo dello Xenon scomparso

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È stato il primo italiano a ricevere il Gregori Aminoff, un premio assegnato dalla Royal Swedish Academy of Sciences (la stessa dei Nobel) per i contributi particolarmente significativi ed eleganti nell'ambito della cristallografia: a Carlo Gatti, primo ricercatore dell'Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del CNR il riconoscimento per il 2013 è stato recentemente assegnato, insieme a Mark Spackmann, per aver sviluppato nuovi metodi sperimentali e teorici per lo studio della densità degli elettroni nei cristalli e averli applicati nella determinazione delle loro proprietà molecolari e cristalline.

Ma nei giorni scorsi Gatti è nuovamente salito alla ribalta internazionale per aver partecipato a una scoperta dai contorni curiosi e affascinanti. Il chimico italiano ha fatto parte di un team internazionale di sei ricercatori, guidato da Artem Oganov dell’Università di  Stony Brook (Usa), che ha dimostrato che il gas nobile Xenon (Xe), sostanzialmente inerte in condizioni normali, è in grado invece di formare ossidi e silicati che risultano essere stabili a partire dalle 830.000 atmosfere, pressioni del tutto confrontabili con quelle esistenti all’interno del mantello terrestre. 

Lo studio, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature Chemistry, apre uno spiraglio conoscitivo su quello che era noto come il paradosso dello Xenon mancante.  

«La scoperta – dice Gatti a Ilsussidiario.net - oltre ad offrire  prospettive inedite sulla chimica dello Xenon e sulla sua elusiva reattività, apre uno scenario del tutto nuovo sul paradosso dello Xenon mancante, un mistero che negli ultimi decenni ha incuriosito e fatto arrovellare specialisti di varie discipline, quali la scienza planetaria, la mineralogia, la geologia, la cosmologia, la fisica e la chimica teorico-computazionale. Se, come dimostra il nostro studio, lo Xenon può risultare “imprigionato” nelle profondità della Terra attraverso la formazione di composti stabili alle pressioni tipiche del suo mantello, allora risulta meno inspiegabile il fatto che lo Xenon presente nell’atmosfera terrestre sia inferiore di ben un ordine di grandezza a quello previsto da tutti i più assodati modelli chimici della terra».



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