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INNOVAZIONI/ Dalle strisce sulla sabbia di Miami Beach al QR Code

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Un moderno QR Code (Foto: Infophoto)  Un moderno QR Code (Foto: Infophoto)

Il 26 giugno del 1974 è una data che probabilmente non dice nulla a nessuno. Nessun grande avvenimento politico, nessun eclatante risultato sportivo, nessuna nascita illustre gli dà rilievo nella storia recente. Eppure si tratta di una data storica per il progresso mondiale. Quel giorno, infatti, in un supermercato della cittadina di Troy, nell’Ohio (Usa), un pacchetto di gomme da masticare veniva passato al lettore ottico e registrato in cassa, grazie allo strano codice a strisce chiare e scure che per la prima volta contrassegnava un articolo in vendita. Questo gesto, per noi ormai scontato e banale, segnava in realtà l’inizio di una grande rivoluzione, che ha consentito di migliorare in modo eccezionale il mondo della piccola e della grande distribuzione e in generale della logistica, rendendo più semplici, economici e affidabili i processi di gestione, stoccaggio, vendita e movimentazione di merci di qualsiasi tipo. Quel pacchetto di gomme è così importante da essere tutt’ora gelosamente conservato allo Smithsonian’s National Museum of American History, a Washington.
La rivoluzione prende le mosse quasi trent’anni prima, nel 1948, quando uno studente laureato del Drexel Institute of Technology di Philadelphia, Bernard Silver, venne causalmente a conoscenza della richiesta di un gestore di un supermercato locale al rettore dell’istituto di trovare un modo affidabile e veloce per catalogare e gestire le movimentazioni delle merci nel suo magazzino. Silver, a differenza del rettore, che non diede seguito alla richiesta del commerciante, si mise alla ricerca di una soluzione coinvolgendo il più giovane Norman Joseph Woodland. Il nome di Woodland è tornato recentemente sulle prime pagine dei giornali per la notizia della sua morte, avvenuta pochi giorni fa, il 9 dicembre, all’età di 91 anni.
L’inizio del lavoro portò a una prima idea, basato su inchiostro fluorescente e luce ultravioletta, che si rivelò sostanzialmente infungibile. I due però non si arresero e continuarono a lavorare. La storia che ne seguì è un affascinante esempio di come nell’innovazione giochino sempre in maniera determinante alcuni fattori: la storia personale, che è un po’ il punto di inizio di tutto, l’humus da cui il soggetto estrae creativamente idee e ipotesi di soluzione; le circostanze, anche le più banali, che possono portare un suggerimento inaspettato; l’attenzione e la capacità di visione, che fanno sì che i suggerimenti che il reale può offrire acquistino forma, concretizzandosi per il soggetto in un’immagine di quello che si vuole realizzare.
Woodland era stato un boy scout e proprio durante gli anni da scout imparò il linguaggio Morse: dopo il fallimento del primo brevetto, si convinse che la soluzione alla codifica da associare agli articoli in vendita fosse quella di utilizzare il linguaggio Morse, molto semplice oltre che unico codice da lui conosciuto, trovando un modo per trasformare i punti e le linee in qualche forma di segnale acustico o elettrico, utilizzando le conoscenze tecnologiche su cui sia lui che Silver avevano già lavorato. L’idea li afferrò con grande forza e Woodland la prese seriamente a tal punto da abbandonare l’istituto e dedicarvisi interamente. Tutto il lavoro che potevano mettere in campo, però, non poteva produrre l’imprevedibile circostanza che visse Woodland.
Per pensare alla soluzione del problema aveva deciso di trascorrere un periodo, durante l’inverno del 1949, nella casa dei nonni al mare, a Miami Beach: era là in villeggiatura e passava i suoi giorni seduto su una sedia da mare sulla sabbia, pensando a come rendere il codice Morse utilizzabile allo scopo. Proprio durante uno di questi giorni, apparentemente persi nel vuoto di una ricerca sterile e totalmente sui generis per oggetto e modalità di indagine (in fondo a cosa poteva servire stare in spiaggia a rimestare pensieri invece che andare in laboratorio?), ecco il fatto inaspettato. Woodland sporgeva un braccio dalla sedia e allungava le sue dita, facendo strisce nella sabbia più o meno larghe, a seconda del dito o della forza con cui la solcava. Giocherellava. Ma a un certo punto, l’illuminazione: realizzare un codice Morse bidimensionale, con righe al posto dei punti e barre al posto dei trattini! Quello che serviva a quel punto era sviluppare una tecnologia ad hoc per la lettura precisa delle sequenze chiaro-scuro.



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