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EVOLUZIONE/ Quelle considerazioni scientifiche sul Salmo 145

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Se prendiamo l’universo come ambiente di riferimento, il disordine non è (fortunatamente per noi) distribuito uniformemente, e i sistemi viventi sono in grado di mantenere una grande organizzazione interna (cioè ordine) “dissipando” (espressione di Ilya Prigogine) entropia, cioè disordine, nel loro ambiente. In questo modo la legge dell’aumento di entropia globale viene rispettata pur in presenza di isole locali di continuo aumento della complessità strutturale. Un aspetto interessante di queste danze è che possiamo considerare la capacità di dissipare entropia come misura della conoscenza che un sistema ha del suo ambiente fisico.

Quindi gli esseri viventi utilizzano la loro conoscenza dell’ambiente che li ospita per auto-ordinarsi, aumentare la loro complessità, utilizzare in modo efficiente le risorse.

Per spiegare la complessa e meravigliosa coreografia della biosfera mancano a questo punto almeno due elementi. Il primo è proprio la limitatezza delle risorse. I sistemi viventi sono i migliori esempi di ciò che negli studi sulla complessità vengono chiamati sistemi adattativi complessi (CAS nella versione inglese), che sono in grado di adattare la loro struttura interna per ottimizzare l’uso delle risorse ambientali, in altri termini di massimizzare la capacità di dissipazione del disordine. I danzatori, utilizzando sia la competizione sia la cooperazione, costantemente inventano nuovi passi arricchendo la coreografia. La cooperazione sembra sia stata di gran lunga la tattica preferita, dato l’enorme numero di specie che utilizzano diverse risorse e hanno diversi stili di vita.

Il migliore esempio di cooperazione, iniziato più di un miliardo di anni fa e ancora molto efficace, è quello tra i primi organismi complessi unicellulari (eukarioti) e i più primitivi prokarioti, che hanno trovato vantaggioso essere incorporati dai primi e scambiare la loro efficienza come generatori di energia chimica col non doversi procacciare cibo. Noi animali ospitiamo miliardi di mitocondri nelle nostre cellule, e i vegetali ospitano i cloroplasti.

L’evoluzione però non ci sarebbe stata senza la limitatezza delle risorse: se i primi organismi avessero trovato una illimitata disponibilità di risorse, avrebbero continuato a nuotare (o strisciare) beatamente senza modificarsi, grazie ad un altro principio fisico universale, la tendenza dei sistemi a non cambiare: l’omeostasi. Quindi se noi siamo qui a considerare queste situazioni è grazie a questa evoluzione.



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