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UN ANNO DI SCIENZA/ Si chiude un 2012 di scoperte, si aprono nuovi orizzonti

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Fabiola Gianotti e Peter Higgs  Fabiola Gianotti e Peter Higgs

La notizia della scoperta diventava ancor più eccitante non solo perché “chiudeva” brillantemente un quadro - quello che riconduce tutta la materia a poche particelle elementari e ad alcune interazioni fondamentali - ma perché ne “apriva” subito un altro, facendo intravvedere, a un’analisi più raffinata dei dati, possibili modelli e paradigmi innovativi basati su concetti come quello della supersimmetria. L’ipotesi dello scenario di una “nuova fisica” ha avuto conferme e smentite nei mesi successivi e tra alti e bassi è una delle questioni più interessanti che viene consegnata alla comunità scientifica nel 2013.

Da qui in poi la cronaca è riempita da tutte le ricadute mediatiche della grande scoperta: l’improvvisa celebrità di concetti e teorie lontani dal parlare di tutti i giorni e l’interesse diffuso per quello che succede nei laboratori sotterranei di un acceleratore come Lhc. Poi ancora il resoconto della serie di premi raccolti dai protagonisti e, proprio in questi giorni, l’inserimento della Gianotti nella top ten stilata dalla rivista Nature dei personaggi che hanno segnato il 2012 della scienza; dove la scienziata appare insieme a Bernardo De Bernardinis, uno dei responsabile secondo il tribunale de L’Aquila del mancato allarme sul tremendo terremoto del 2009: a indicare un’altra faccia problematica del rapporto tra scienza e società.

Siamo così arrivati alla copertina dell’ultimo numero di Science, che riporta un mosaico di immagini dei rivelatori di Atlas e Cms con al centro la definizione del bosone di Higgs come breakthrough (letteralmente: sfondamento, cioè scoperta che spalanca nuovi orizzonti) dell’anno. Una scoperta che non è stata l’unico risultato rilevante dell’anno; e le riviste e i siti web sono pieni di elenchi e classifiche che vedono in primo piano i ritrovamenti di molecole organiche da parte del rover Curiosity su Marte; gli annunci, più o meno a effetto, sulle potenzialità delle cellule staminali; le quasi-particelle previste 70 anni fa da Ettore Majorana (sulla cui scomparsa ancora quest’anno si sono lette presunte rivelazioni); la ricostruzione del genoma dell’Homo di Denisova, una specie arcaica con caratteristiche simili all’uomo di Neanderthal, vissuto in Siberia tra 74.000 e 82.000 anni fa.

Dietro a tutto questo si può vedere semplicemente il frutto della macchina comunicativa moderna, potenziata dai nuovi strumenti informatici e multimediali. Ma si può anche scorgere qualcosa di più profondo, che tocca domande e attese di tutti e trasforma scoperte come quelle citate in provocazioni per tutti. Come dichiarava il fisico-teologo Giuseppe Tanzella-Nitti a ilsussidiario.net il giorno dopo l’annuncio del Cern, rispondendo alla domanda se, dopo una scoperta così, l’universo diventa meno misterioso: «Direi di no. Il mistero continua, gli orizzonti si allargano. Le domande che la scienza ci pone sono sempre più profonde e non vengono esaurite da una nuova misura. L’orizzonte della nostra conoscenza, anche di quella scientifica, è aperto all’essere, alla totalità. E questo semplicemente perché la conoscenza è una dimensione del nostro spirito, illimitato perché trascende la materia. Il mondo materiale potrà un giorno finire, ma la conoscenza che abbiamo di esso, nella misura in cui partecipa della conoscenza di Dio, non termina mai».



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