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UN ANNO DI SCIENZA/ Si chiude un 2012 di scoperte, si aprono nuovi orizzonti

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Fabiola Gianotti e Peter Higgs  Fabiola Gianotti e Peter Higgs

Quest’anno il tradizionale bilancio scientifico dei dodici mesi trascorsi è facilitato: c’è infatti una star, protagonista assoluta della ricerca, che ha svolto tutta la parabola annuale culminando all’inizio del secondo semestre con l’atteso annuncio della scoperta. Stiamo parlando ovviamente del bosone di Higgs, la particella elementare che anche i non addetti hanno imparato a conoscere, anche se forse più di nome che nelle sua reale natura di fattore fondamentale per la comparsa della massa nell’universo.

Fin dai primi mesi si erano diffusi rumors della possibile cattura del bosone da parte di Atlas e Cms, due degli apparati sperimentali del grande acceleratore Lhc che opera al Cern si Ginevra; e in effetti i dati raccolti dalle collisioni ad altissima velocità tra i protoni iniziavano a diventare significativi. Ma la cautela era d’obbligo e i gruppi che in tutto il mondo collaborano ai due esperimenti non avevano tregua nell’elaborare i risultati cercando di raggiungere il grado di confidenza statistica che permettesse di emettere un responso con la massima certezza (scientifica) possibile.

A fine febbraio l’attenzione del mondo dei fisici, e non solo, era stata dirottata su un’altra pista, cioè sull’esito delle verifiche circa la velocità dei neutrini: si confermava, come molti sospettavano, che la loro velocità non era superiore a quella della luce e che gli esperimenti che in un primo tempo avevano fatto pensare il contrario erano viziati da un duplice baco: una cattiva connessione fra la fibra ottica che collegava il Gps receiver installato ai laboratori del Gran Sasso con l’elettronica del rivelatore e un misuratore temporale che si credeva quantizzato a 5 nanosecondi e invece lo era a 50 nanosecondi.

Nei mesi successivi tuttavia il bosone tornava alla ribalta e il lavoro febbrile dei gruppi del Cern dava sempre più consistenza ai risultati che lo individuavano con una massa tra le 125 e 126 volte più di quella del protone; così si poteva arrivare al fatidico 4 luglio quando in una affollata conferenza al Cern (e via web cast in tutto il mondo) i responsabili dei due esperimenti potevano annunciare di aver osservato indipendentemente una nuova particella compatibile con quella ipotizzata da Peter Higgs per completare il Modello Standard che descrive la costituzione elementare della materia. La particella era stata misurata con livello di significanza di 5 sigma, che è quello considerato dalla fisica necessario per dichiarare confermata sperimentalmente una scoperta.

Le immagini del vecchio mister Higgs che abbraccia Fabiola Gianotti, coordinatrice di Atlas, hanno fatto il giro del mondo, dando allo scarno annuncio tecnico quella carica di simboli cui anche la scienza più sofisticata non può rinunciare: il valore dell’incontro tra due generazioni di scienziati; la staffetta ideale tra due scuole di fisici come quella britannica e quella italiana; la fusione di due anime della fisica, quella teorica e quella sperimentale, che si intrecciano mirabilmente ogni volta che si solleva il velo di qualche mistero della natura.



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