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2013 ANNO DELL’ACQUA/ Controllo delle risorse idriche: chi partecipa e chi no

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Il 2013 è stato dichiarato Anno della Cooperazione Internazionale sull’Acqua, da un impegno già assunto nel 2010 dalle Nazioni Unite; pertanto il 22 marzo, tradizionalmente dedicato all’acqua, sarà alla Giornata internazionale su questo importante argomento. Non si può che concordare sull’utilità pratica di questa iniziativa, che sottolinea come il mondo intero si sia reso conto del fatto che non è più rinviabile un accordo sull’introduzione prima di tutto di normative e poi di progetti internazionali che ci salvaguardino da gravissime crisi.

Infatti, una parte delle risorse idriche mondiali è scarsamente rinnovabile. Si pensi alle aree desertiche dell’Africa e dell’Asia, Sahara compreso, che possiedono riserve idriche in buona parte ereditate da periodi piovosi che si sono conclusi da oltre 100 secoli. Analoghe conclusioni si possono trarre per molti acquiferi delle aree scarsamente piovose degli Stati Uniti e dell’Australia. Per utilizzare adeguatamente le risorse idriche, in specie quelle delle aree citate, è necessario un loro continuo controllo.

Per governare efficacemente il destino delle acque superficiali e sotterranee lo strumento più idoneo è il cosiddetto bilancio idrico, cioè il calcolo dei volumi di acqua che in un periodo prestabilito secondo le necessità di chi opera (ad esempio, il giorno o l’anno) vanno ad alimentare le riserve idriche (piogge, fusione delle nevi e dei ghiacci) e l’analisi della sua ripartizione (evaporazione dal suolo, traspirazione dalle piante, deflusso superficiale nei corsi d’acqua, infiltrazione nel terreno fino agli acquiferi, estrazione da parte delle opere di captazione come i pozzi).

Scoprire eccedenze e anomalie nel bilancio può permettere di prevenirle e regolarle adeguatamente. Ad esempio, un eccesso di deflusso superficiale, dovuto al fatto che nel corso delle forti piogge il suolo non è in grado di farne infiltrare a sufficienza perché poco permeabile, determina l’eccesso di acqua nei fiumi e la loro esondazione: si ha, in sostanza, come conseguenza di queste anomalie, il dissesto idrogeologico.

Un prelievo dai pozzi fatto senza criterio può a sua volta determinare la rapida estinzione delle risorse idriche sotterranee che li alimentano. Il governo di questi fenomeni viene oggi esercitato attivamente dagli organi pubblici, che forniscono ove necessario i dati delle piene e delle magre dei fiumi, delle precipitazioni, del sollevamento e abbassamento dei livelli di falda nei pozzi di controllo (piezometri).



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