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MEDICINA/ Così anche l’arte e la musica possono curare un malato

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Si tratta insomma, di opporsi all’idea «che la salute possa essere definita in termini negativi, cioè come assenza di malattie o di ansietà, dolore o stress, invece che in termini positivi cioè come l’esistenza di uno stato di benessere»; in tal caso, l’ambiente «deve diventare una risorsa per supportare il processori rigenerazione della salute». Del Nord cita Susan Saegert quando afferma: «coloro che sono chiamati a progettare i futuri spazi della vita devono tendere a minimizzare le qualità stress inducing dell’ambiente e a massimizzare quelle stress reducing». Nel caso degli ospedali, l’arte e le qualità percettivo-cognitive dell’ambiente rivestono il ruolo di mitigazione degli effetti stresso geni al fine di incidere positivamente sul benessere e sulla salute non solo dei pazienti ma di tutti gli utilizzatori dell’edificio ospedaliero, familiari e personale sanitario compresi.

Nel quadro dei rapporti tra arte e medicina non poteva mancare la musica. Oggi la musicoterapia si avvale del contributo delle neuroscienze che documentano l’importante effetto del suono e della musica sul cervello (ad esempio sulle aree limbiche e paralimbiche, motorie e premotorie) delineandone le potenzialità terapeutico-riabilitative a livello psichico, comportamentale, motorio e cognitivo. «Il punto centrale della terapia  con la musica– dice il musicoterapeuta Alfredo Raglio – è il nesso suono-relazione, nella sua complessità e nelle diverse applicazioni. L’obiettivo degli interventi è riconducibile alla dimensione intra e interpersonale dell’individuo, nonché al ripristino e/o al potenziamento di funzioni compromesse dalla presenza di una patologia, riducendone i sintomi o prevenendo/stabilizzando le complicanze determinate dai sintomi stessi».

Un esempio eloquente è quello del Centro Esagramma di Milano: “musica e nuove tecnologie per il disagio psichico e mentale”, che propone anche percorsi di MusicoTerapia Orchestrale (MTO) dedicati a piccoli e adulti che affrontano le difficoltà legate a un quadro oncologico. «La MTO – dice Licia Sbattella che dirige l’Orchestra Sinfonica Esagramma – offre percorsi che consentono la conquista di ricchi spazi e di nuovi tempi di ascolto, di interazione, di esplorazione e di scambio: spazi e tempi in cui non solo immaginarsi e immaginare ma dove diventare capaci di esporsi, accompagnare, dialogare, poco per volta e in modo sempre più sinfonico»

 



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