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PLANCK/ 2. Com’era l’universo dopo il Big Bang? Due strumenti stanno dando le risposte

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Mappa dell'emissione di monossido di carbonio presente nelle nubi interstellari della Via Lattea: in blu le misure di Planck confrontate con la limitatezza dei dati precedenti (in rosso)  Mappa dell'emissione di monossido di carbonio presente nelle nubi interstellari della Via Lattea: in blu le misure di Planck confrontate con la limitatezza dei dati precedenti (in rosso)
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Lo strumento LFI gode oggi di ottima salute e pare essere talmente affascinato dal cielo da voler continuare almeno per un altro anno. LFI, infatti, ha mantenuto la funzionalità e le sue prestazioni ai livelli di due anni e mezzo fa. Anche il Sorption Cooler, che raffredda LFI alla temperatura di 253 gradi sotto zero ed è un elemento chiave nel raggiungimento della sensibilità dello strumento, sta funzionando perfino meglio delle previsioni.

Già due anni fa il team di Planck ha iniziato a considerare l'opportunità di continuare ad osservare il cielo alle frequenze di LFI anche dopo la fine delle operazioni di HFI e, nel 2012, l'ESA ha approvato un'estensione delle operazioni di un altro anno. Un altro anno di osservazioni consentirà di aumentare ulteriormente la sensibilità delle mappe finali di LFI e, soprattutto, di aumentare la confidenza nella qualità delle misure e ridurre al minimo l'impatto di effetti sistematici strumentali, soprattutto per quanto riguarda le misure in polarizzazione.

La misura delle anisotropie in polarizzazione del fondo cosmico è uno degli obiettivi chiave della missione. Misure accurate di questa anisotropie, infatti, ci permettono di scrutare le proprietà fisiche dell'universo in un tempo estremamente prossimo al Big Bang, quando l'energia era a livelli irraggiungibili, ad oggi, da qualsiasi acceleratore di particelle.

Misurare le anisotropie di polarizzazione, però, è molto difficile. Per rilevare la loro intensità, 10-100 volte inferiore alle anisotropie in temperatura, e raggiungere la necessaria confidenza che i segnali misurati siano di origine cosmologica e non causati da qualche effetto strumentale non voluto, sono necessari strumenti dotati di grande sensibilità e di una stabilità al di fuori dell'ordinario. Per questo motivo l'estensione delle operazioni di LFI è un'opportunità molto importante che ci consentirà di massimizzare le prestazioni scientifiche della missione per svelare le più tenui fluttuazioni nel segnale polarizzato.

Qualcuno ha anche ipotizzato una ulteriore prosecuzione di attività.

Ad oggi sia lo strumento LFI che il Sorption Cooler stanno funzionando in modo egregio. Inoltre, le ultime notizie dal team che ha sviluppato il cooler indicano che potrebbe essere possibile prolungarne la vita mediante un processo chiamato “rigenerazione”, che sarebbe possibile effettuare in volo. Se queste notizie fossero confermate, si aprirebbe la possibilità di operare il nostro strumento anche dopo la fine del 2012. È ancora presto per dire se ci sarà realmente un'opportunità di continuare anche dopo la fine di quest'anno, ma le premesse dal punto di vista tecnico ci sono tutte per poter augurare: “Lunga vita a Planck e LFI!”



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