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CLIMA/ Venti freddi dall’Artico: ma non è "The Day After Tomorrow"

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Precipitazioni nevose particolarmente abbondanti e temperature minime eccezionali sono state registrate in varie aree del Nord America, Europa e Asia durante l'inverno 2009-2010. Ora l'ondata di freddo ha colpito nuovamente l'Europa provocando disagi rilevanti anche in Italia e  in aree solitamente non interessate da ingenti precipitazioni nevose.

Per quanto l'andamento generale della temperatura misurata nell'Emisfero Nord sia confermato verso un riscaldamento globale senza alcuna inversione del trend, la percezione del pubblico viene inevitabilmente influenzata da questi eventi freddi e aumenta lo scetticismo verso il global change.

Sembrerebbe logico affermare che se il pianeta si sta scaldando, ci dovremmo aspettare una diminuzione della neve e degli eventi freddi; ma negli ultimi anni non è stato così, almeno in Europa e Nord America. Insomma, il quadro appare controverso e questo non giova al raggiungimento della consapevolezza condivisa che il clima sta cambiando, passo indispensabile per avviare i processi di mitigazione degli impatti antropici.

Studiare il clima dell'Artico sembra scollegato dalla nostra vita di tutti i giorni e tremendamente lontano, ma è indispensabile per comprendere e prevedere i fenomeni che stiamo fronteggiando in questi giorni.

L'indice ArcticOscillation (AO) descrive l'andamento dell'intensità di un centro semipermanente di bassa pressione atmosferica che si trova sopra al Polo Nord, attorno al quale ruotano dei venti che formano un vortice. Quando AO è positivo, il vortice è intenso, i venti si stringono attorno al Polo Nord e impediscono all'aria fredda di lasciare le alte latitudini. Quando è negativo il vortice è debole e l'aria fredda riesce ad estendersi maggiormente verso sud. Dagli anni ‘80 ad oggi l'indice AO in inverno è stato sostanzialmente positivo, producendo un clima abbastanza mite. Occasionalmente il vortice si è invertito raffreddando l’Europa e il Nord America.

AO e temperatura sono manifestazioni l'una dell'altra, ma il fatto che siano correlate non implica causalità. Questo perché AO non è un meccanismo vero e proprio che porta caldo o freddo, quanto è un sintomo dell'andamento del clima. A volte è stato descritto come una struttura fisica e dinamica che si muove attorno al polo e che occasionalmente crea condizioni meteorologiche particolari, ma in realtà non è così.

AO è una risposta alle interazioni tra una serie di variabili fondamentali della meccanica atmosferica, ma non può essere risolto con nessuna delle equazioni della meccanica dei fluidi che governano il clima e che girano nei modelli, sebbene sia pragmaticamente utile per le previsioni meteorologiche. Il processo di inversione dell’AO inizia in ottobre con aumento della copertura di neve in Eurasia a cui segue l’alta pressione ed un abbassamento di temperatura in Siberia. Altro elemento scatenante è il riscaldamento della stratosfera dalle media latitudini (autunni caldi) con conseguente propagazione delle anomalie di vento dalla stratosfera alla superficie dell’oceano Artico e quindi indice AO negativo. Da tutto ciò deriva una intrusione di venti freddi verso le basse latitudini per rilassamento del vortice al di sopra del Polo Nord.



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