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DIBATTITI/ Ci vuole la risonanza magnetica per svelare le insidie del web?

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Sembrerebbe di sì, e anche i centri di recupero esistenti, anche i più datati, curano i pazienti da quel punto di vista, con programmi che aiutano a riprendere contatto con una normale vita di legame con il mondo reale. Anche fra gli psicologi e gli psichiatri è però presente la domanda se questo tipo di dipendenza ossessiva e invadente non trovi radici in qualche corrispettivo fisiologico. L’interrogativo è d’obbligo, in quanto si sa per certo che alcune dipendenze da sostanze creano mutazioni nella configurazione dei collegamenti interni a zone cerebrali, generando automatismi di risposta a livello della personalità, come ansia, tremori, pensieri ossessivi, movimenti incontrollati.

Qualcuno è andato a caccia di queste supposte nuove e differenti connessioni neuronali e ha trovato risultati sorprendenti. Il professor Hao Li dell’Accademia Cinese delle Scienze di Wuhan ha osservato attraverso la risonanza magnetica cosa avviene nel cervello di un gruppo di adolescenti dediti a un uso continuo di internet e affetti da Iad: si altera la struttura del cervello, in particolare la sostanza bianca, ossia la regione che contiene le fibre nervose. È il primo risultato di questo tipo ottenuto in questo campo. Molti altri studiosi non sono convinti e si stanno apprestando a nuovi e interessanti esperimenti. Il problema, infatti, è che quel tipo di connessioni neuronali sono tipiche delle dipendenze da stupefacenti e da alcool.

Alcuni perciò ipotizzano che in realtà i soggetti coinvolti abbiano già avuto esperienze di uso di sostanze e che i differenti collegamenti non siano frutto dell’uso ossessivo di internet. Il nodo resta da sciogliere e altri sollevano dubbi perfino sulla provenienza dello studio: il regime cinese, infatti, non vede di buon occhio il diffondersi dell’uso libero delle potenzialità della rete nella popolazione, perché le persone possono tenersi in contatto senza controllo, conoscere altre realtà planetarie senza il filtro della propaganda, scoprire qualcosa di nuovo sulla Cina stessa. Una ricerca che screditi internet può essere a priori vista di buon occhio, anche se la pubblicazione della ricerca sull’importante rivista internazionale Plos One dovrebbe quantomeno mettere al riparo da questa seconda possibilità.

Quello che è certo è che internet permette grandi cose, ma è un mezzo di comunicazione non neutro, cioè ci spinge a modificare le nostre abitudini e a “isolarci” rispetto al mondo “reale”, assumendo comportamenti diversi rispetto a quelli che si usano nel mondo “reale”. Che perciò possa portare uno sviluppo nuovo e imprevedibile al nostro fisico, questo è più che plausibile, ma ancora tutto da capire nei suoi dettagli. Indagare a fondo come la connessione modifichi comportamenti e fisiologia è un lavoro importante e solo agli inizi.



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