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HEINRICH RUDOLF HERTZ/ Il logo di Google? Lo "vediamo" in wireless grazie a lui

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Heinrich Rudolf Hertz  Heinrich Rudolf Hertz

HEINRICH RUDOLF HERTZ - «Il nome di Heinrich Rudolf Hertz è ovviamente legato, come anche l’omaggio di Google ricorda, al discorso delle onde elettromagnetiche. La prima cosa che colpisce è che Hertz è stato innanzitutto un grandissimo fisico sperimentale, ma dotato anche di ottime competenze teoriche». Il professor Alessandro Farini, responsabile del laboratorio di Ergonomia e Psicofisica della Visione del CNR, racconta in questa intervista per IlSussidiario.net la vita e le scoperte di Heinrich Rudolf Hertz, il fisico tedesco nato il 22 febbraio 1857 ad Amburgo, che oggi Google ha deciso di rendere omaggio attraverso un Doodle. Il professor Farini continua a spiegare che «dopo l’equazione di Maxwell, una meravigliosa architettura teorica che poneva le basi delle onde elettromagnetiche, in realtà mancava una vera e propria conferma sperimentale, tant’è che molti all’epoca erano dubbiosi rispetto alla teoria di Maxwell. Hertz fu il primo a confermare l’esistenza delle onde elettromagnetiche previste dalla teoria di Maxwell, e i suoi esperimenti affermarono senza dubbio che quella teoria, che poteva sembrare contrastata e paradossale, era in realtà corretta. Hertz non si fermò però soltanto agli esperimenti, e successivamente decise di “ristrutturare” la stessa equazione di Maxwell. Oggi infatti la forma con cui molti studiano l’equazione di Maxwell è molto più vicina a quella formulata da Hertz, che continuò a dimostrarsi inarrestabile, studiando addirittura le deformazioni meccaniche dei solidi e quello che Einstein spiegò più tardi, cioè l’effetto fotoelettrico, osservando che certi oggetti elettricamente carichi si scaricavano più velocemente se esposti alla luce ultravioletta».

Hertz fece davvero tantissime scoperte, che acquistano ancora più importanza quando ci accorgiamo, come ci spiega Farini, che «Hertz morì a 36 anni. Allora capiamo davvero la grandezza del personaggio che abbiamo di fronte, perché non è certamente da tutti riuscire a fare così tanto in 36 anni di vita, e credo che sia assolutamente giusto che un’unità di misura così importante come la frequenza sia dedicata a lui».



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