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SCOPERTE/ Nasce l’ultravetro: è trasparente, conduttore ed emette raggi UV

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Il prototipo del nuovo dispositivo di supervetro  Il prototipo del nuovo dispositivo di supervetro
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Il prototipo di dispositivo basato sul nuovo vetro nanotecnologico si presenta come un sottilissimo strato trasparente depositato su un chip di silicio: «possiamo dire, semplificando, che è un LED. Va ancora un po’ ingegnerizzato, per aumentarne l’efficienza e l’adattabilità; ma ha un notevole pregio: quello di essere compatibile con la tecnologia diffusa oggi che è basata sui chip di silicio, perciò di essere pienamente integrabile con l’elettronica esistente». Ciò significa che potrebbero bastare pochi anni perché questo materiale trovi applicazione in dispositivi tecnologici.

Quanto alle specifiche applicazioni «dipenderà dalle ingegnerizzazioni che si vorranno fare. Anche se devo dire che il nostro vetro ha l’ulteriore vantaggio di essere, per così dire, già pronto per operare in certe condizioni. Penso a quelle biomediche, come l’inserimento di dispositivi  nei tessuti biologici, in impianti sottocutanei. Il vetro per le sue caratteristiche di inerzia chimica e resistenza alla degradazione è un materiale adatto per essere utilizzato in ambienti ostili, all’interno del corpo umano, in immersione, in laboratorio; inoltre la luce ultravioletta, in quanto radiazione ad alta energia, può attivare reazioni biologiche e fotochimiche che la luce visibile non è in grado di attivare. Il fatto che la sua preparazione avvenga in soluzione liquida, dà la possibilità di conferirgli forme diverse a seconda dello scopo, per un utilizzo versatile in diagnostica medica, elettronica, nonché per l’illuminazione comune». Brovelli ci dice di aver già provato a immergerlo in una serie di soluzioni «e ha funzionato perfettamente».

La ricerca del gruppo però non si ferma qui. «Adesso stiamo lavorando a ottimizzare l’idea dei nanocristalli come sorgente distribuita di luce. Il nostro materiale ha la proprietà di reagire a irraggiamento con impulsi laser: possiamo quindi pensare, una volta fatto il LED, di scriverci sopra con procedimenti simili a quelli litografici mediante la scrittura di guide di luce o di matrici di LED. Possiamo arrivare a quello che è noto come lab-on-a-chip, cioè un minuscolo chip di silicio che funziona come un’intera strumentazione da laboratorio per micro-analisi molto precise e puntuali; per applicazioni in campo medico e nella diagnostica ambientale».



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