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SPAZIO/ Anche per i satelliti è l’ora del "nano"

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Anzitutto quelle per osservazioni della Terra, con possibilità di ottenere immagini di ogni tipo e da ogni angolatura, sfruttando la flessibilità di movimento dei piccoli satelliti e la crescente disponibilità di fotocamere miniaturizzate. Poi, naturalmente, le indagini astronomiche, tramite telescopi a basso prezzo ma ugualmente di qualità; tanto da pensare di impiegarli per l’osservazione degli esopianeti, i pianeti di altri Soli, la cui lista si sta allungando di giorno in giorno. Qualcuno ha anche proposto di spedire dei Cube-sat in orbita attorno alla Luna, con voli più lenti di quelli delle missioni Apollo ma con notevole risparmio di energia.

E le potenzialità possono aumentare con lo sviluppo di nuovi modelli. Una volta aperta una pista tecnologica, si sa, l’inventiva degli ingegneri e dei progettisti non si ferma. Infatti già c’è chi ha pensato di assemblare più cubi per avere un satellite non più cubico ma a torre, quindi meno “nano”, fino a raggiungere l’altezza di ben 30 cm e oltre. Si lavora anche all’idea dei chip sat, ancor più piccoli ma col vantaggio di un favorevole rapporto superficie/massa che consentirebbe loro di ottenere prestazioni impossibili agli altri satelliti. I chip sat potrebbero essere messi in orbita dai Cube o addirittura sparati da questi nelle orbite più alte tramite opportuni sistemi propulsivi.

Le università italiane non sono estranee a questo trend e già su Vega hanno fatto sentire la loro presenza con i satelliti realizzati dalle università di Bologna, Roma e Torino. In quest’ultimo caso, in particolare, presso il Politecnico nell’ambito dell’AeroSpace System Engineering Team è stato progettato il satellite E-ST@R, finanziato con i fondi per la progettualità studentesca; ed è stato ben più di un semplice progetto: dal 2009 ha coinvolto più di cento studenti, tra gruppi di lavoro attivati durante i corsi, progetti di tesi di laurea e di dottorato, fino a realizzare un satellite che rispetta pienamente i parametri industriali ed è in grado di svolgere le sue funzioni in un ambiente complesso come lo spazio.

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