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DIBATTITI/ Ma le macchine parlano? Sì, della nostra libertà

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Con questo convegno, Le macchine parlano di noi, abbiamo inteso mettere a fuoco il concetto di macchina e verificare quanto esso rifletta la comprensione che noi esseri umani abbiamo di noi stessi. Per questo motivo, oltre a una rassegna storico-linguistica (affidata a Vittorio Marchis del Politecnico di Torino) e a una riflessione filosofica sulle problematiche sollevate dalla tecnologia (Adriano Fabris, Università di Pisa), ci sono state relazioni sull’idea di “macchina sociale” (Albertina Oliverio, Università di Chieti-Pescara), sul paradigma macchinistico in medicina (Luigi Tesio, Università di Milano) e sul tema “mitologia e teologia” (Giuseppe Lorizio, Università Lateranense). Avevamo pensato anche a una relazione sulla poesia delle macchine nella letteratura italiana contemporanea ma Giuseppe Lupo (Università Cattolica) non ha potuto essere presente a causa dello sciopero ferroviario: comparirà comunque negli atti.

 

Si può individuare un motivo dominante nelle vostre riflessioni?

 

Come ho osservato nel breve intervento conclusivo, il principale filo conduttore dei lavori si è rivelato il tema della libertà umana, che i contemporanei vedono minacciata da un apparato tecnologico incontrollabile (se non addirittura dalla comparsa di vere e proprie macchine pensanti e senzienti), da una riduzione del corpo umano a macchina (magari non sempre riparabile), da grandi costruzioni sociali in cui è oscuro il legame tra scelte individuali ed esiti collettivi, dall’eliminazione dall’esperienza umana di ogni dimensione che non sia angustamente razionalista.

Libertà di tutti e di ognuno di noi, libertà responsabile e solidale, libertà che ci accomuna al Creatore e ci consente perfino di ostacolarne l’opera con le nostre scelte.

 

Sul tema della libertà avete in programma altre iniziative?

 

Sì, la libertà sarà anche l’argomento di una scuola di formazione e ricerca che SEFIR promuove il prossimo mese di aprile, a Perugia: ventiquattro giovani borsisti italiani e non (prevalentemente dottorandi o postdoc), selezionati a seguito di un bando, condivideranno per quattro giorni un’esperienza di full immersion con sette qualificati studiosi che li aiuteranno a scoprire come dalle scienze più avanzate non emerga nulla che indichi una coercizione invincibile della libertà umana.

 

In sostanza però, la vostra non sembra una posizione negativa nei confronti delle macchine?

 

L’atteggiamento di SEFIR nei confronti della tecnologia, pur non essendo ingenuo, non è negativo. La tecnologia pone una volta di più all’essere umano la sfida di essere se stesso in maniera sempre più approfondita. Noi nutriamo la speranza che l’uomo saprà far fronte alla sfida.



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