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AMBIENTE/ Più acido e più caldo: il Mediterraneo è a rischio

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Ventilazione della CO2 sottomarina nell’Isola di Vulcano, il cosiddetto "effetto Jacuzzi" (foto di Ernesto Azzurro)  Ventilazione della CO2 sottomarina nell’Isola di Vulcano, il cosiddetto "effetto Jacuzzi" (foto di Ernesto Azzurro)

Il progetto europeo MedSeA “Acidificazione del Mediterraneo in un clima che cambia” - finanziato dalla Commissione europea, col coinvolgimento di 18 istituti di 11 nazioni e sotto il coordinamento dell’Università Autonoma di Barcellona - ha come obiettivi principali:

1 - l’identificazione delle regioni Mediterranee dove la riduzione di pH sarà più importante tenendo in considerazione le variazioni della chimica dell’acqua e della temperatura, la risposta dell’ecosistema e le conseguenze socio-economiche in alcuni settori chiave;

2 - la determinazione dell’effetto combinato dell’acidificazione e riscaldamento su alcuni organismi e ecosistemi marini endemici del Mediterraneo, considerando il loro significato economico e sociale;

3 - le proiezioni sui futuri cambiamenti di pH e di altri parametri significativi del sistema carbonatico marino del Mediterraneo, considerando le possibili variazioni degli habitat caratteristici di specie e ecosistemi tipici del Mediterraneo e gli impatti ecologici, economici e sociali.

Per studiare la risposta degli ecosistemi marini ai possibili futuri valori di pH, gli scienziati del progetto utilizzano anche un vero e proprio laboratorio naturale: le fumarole sottomarine dell’Isola di Vulcano, dove l’ambiente marino è sottoposto a una graduale acidificazione sino a valori simili a quelli che si raggiungeranno alla fine del secolo se le emissioni continueranno a questi ritmi.

Questo processo di riduzione del pH avviene in una regione che è considerata tra le più sensibili al riscaldamento climatico. Una nuova analisi delle proiezioni di cambiamento climatico appena concluse nel progetto europeo CIRCE ha evidenziato una possibilità di aumento delle temperature medie superficiali al 2050 di circa 1 oC nel periodo invernale e maggiore di 2 oC durante l’estate, soprattutto nelle regioni del Mediterraneo orientale, nel nord Adriatico, nella zona delle Baleari e nell’Egeo. Diversi habitat unici dell’ambiente Mediterraneo si trovano in queste regioni, quali in particolare le praterie di Posidonia oceanica, i sistemi coralligeni, i coralli profondi e le piattaforme a vermetidi.

L’effetto combinato di acidificazione delle acque e della temperatura potrebbe pertanto portare a una maggiore vulnerabilità di questi caratteristici ambienti dell’ecosistema Mediterraneo. I primi risultati del progetto hanno evidenziato chiaramente la fragilità di alcuni di questi ecosistemi mediterranei a fronte dei rapidi cambiamenti ambientali, suggerendo una possibile riduzione della biodiversità e/o estinzione a carattere regionale quando vengano considerate le proiezioni di acidificazione e riscaldamento future.



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