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PROTAGONISTI/ L’uomo che ha riportato la vita sulle colline

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Monastero di Montebello (Foto: Dario Benetti)  Monastero di Montebello (Foto: Dario Benetti)
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Tra i campi abbandonati dalle famiglie contadine nel secondo dopoguerra, tra le colline destinate a monocolture indifferenti all’ambiente, svettavano tra le alture più alte delle Cesane i ruderi del monastero di Montebello, dove il beato Pietro Gambacorta –insieme a dodici compagni- intraprese la vita eremitica nel 1380, fondando così la Congregazione ei poveri eremiti di san Girolamo e dei Girolamini. Questo luogo fu per Gino il punto di partenza di una avventura durata tutta la vita.

«Durante il cammino verso l’altura mi sono sentito spesso rivolgere molti rimproveri –così in Terre, monti e colline!- sull’assurdità dell’impresa, sulla stoltezza di portare in quella solitudine una famiglia, su come una persona intelligente potesse scegliere di isolarsi così dai contatti con la società, con la cultura, con la normale comunicatività di tutti i giorni. Questi amici, parenti, conoscenti, non sapevano, non potevano immaginare che, in realtà, io non andavo ad isolarmi, ma andavo a cercare di ricominciare daccapo la ricostruzione di un luogo, e riempirlo di significato». In Ritorna la vita sulle colline (Jaca Book, 1980 – Edizioni Il Metauro, 2006) ritroviamo il diario di questi primi anni.

E sarà per la posizione strategica, nel cuore dell’Italia, sarà per il fascino della sua proposta, sta di fatto che l’eremo di Montebello ben presto da eremo si trasforma in polo attrattore di innumerevoli personalità del mondo culturale: da Ivan Illich ad Alex Langer, da Sergio Quinzio (che abiterà diversi anni a Isola del Piano) a Vittorio Messori, da Guido Ceronetti (a Montebello ha festeggiato i 70 e gli 80 anni) a Sante Bagnoli, a Leo Moulin e tanti altri. Oggi, a distanza di quarant’anni da quella prima coraggiosa scelta, Montebello è un esempio, una testimonianza unica. Non solo il monastero è completamente restaurato, l’ultimo tassello è stato il tetto della chiesa della Trinità, completato nell’estate del 2011, ma nei pressi del monastero un grande pastificio produce pasta biologica e ha raddoppiato negli ultimi anni la produzione e le superfici utilizzate, mentre un agriturismo ospita tutti i giorni decine di visitatori, offrendo qualità culinarie difficilmente imitabili. La Valle del falco, l’ampia area di proprietà della Cooperativa Alce Nero, è un vero e proprio eco-museo (nel monastero –tra l’altro- è visitabile una piccola, quanto significativa collezione di oggetti etnografici e archeologici dell’area dei monti delle Cesane) ove protagonisti sono i soci che hanno seguito il fondatore, creando luoghi di ospitalità e segni di una nuova civiltà.



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COMMENTI
23/03/2012 - riportare la vita sulle colline (Achille Cilea)

Sono tra quelli che ancora sognano di riportare la vita sulle colline dell’Aspromonte ed ho conosciuto Gino a Sondrio nell’86 in occasione dell’inaugurazione della Furfulera . Ho avuto modo di nutrire una profonda stima per lui : lo avevo sentito per invitarlo a raccontare la sua straordinaria opera che poteva essere di esempio e di sprone per il mio territorio. Sono annichilito dalla notizia ma grato al Signore per il fatto che altre persone generose porteranno avanti con decisione ed entusiasmo la sua opera. Achille Cilea (cileaachille@alice.it)