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PROTAGONISTI/ L’uomo che ha riportato la vita sulle colline

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Monastero di Montebello (Foto: Dario Benetti)  Monastero di Montebello (Foto: Dario Benetti)
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Ai tanti che ricordano in questi giorni, giustamente, il ruolo di Girolomoni nella politica locale e nazionale a difesa e promozione dell’agricoltura biologica (fu sindaco indipendente di Isola del Piano dal 1970 al 1980, collaborò con il movimento Verde, candidandosi per le elezioni europee ed entrando nell’esecutivo nazionale del partito, fu consigliere nazionale dell’associazione ambientalista “L’Umana Dimora”) va ricordato come il collante di questa esperienza, ciò che l’ha fatta crescere è l’esperienza della fede. Una fede incrollabile nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nel fatto storico della rivelazione. Da sempre, ogni settimana, i soci della cooperativa si ritrovano, la sera, a recitare il santo rosario e questo non è un gesto secondario ma un aspetto fondamentale di questa realtà.

Per questo Gino, dopo aver conosciuto Emmanuel Anati ai convegni di Sondrio del 1981 e del 1986 (“La montagna un protagonista nell’Italia degli anni ‘90”), si decise a seguire l’archeologo valorizzatore delle incisioni rupestri della Valcamonica, in un’impresa epica, la spedizione alla ricerca del vero Sinai, Har Karkom. A Girolomoni non bastava la parola rivelata, aveva bisogno di camminare nel deserto seguendo la strada di Mosè e dei profeti, per dialogare direttamente con Dio: aveva ereditato la forza e il coraggio di Federico da Montefeltro, di cui scrisse una memorabile ricostruzione storica, interpretata da Giorgio Albertazzi a Urbino in piazza del Rinascimento, davanti a seimila persone, in occasione del Meeting di Rimini del 1982. Al contrario di quanto forse qualcuno possa pensare, se Gino fosse vissuto al tempo delle crociate non si sarebbe tirato indietro e sarebbe partito per difendere il luoghi santi. Del resto col furore divino di un cavaliere medievale viveva le sue battaglie per l’agricoltura biologica, il lavoro nei campi e la vita quotidiana: incriminato dallo stato perché macinava a pietra il grano o perché spandeva il letame nei campi!

Tre metri di neve quest’anno hanno impedito l’ormai consueto incontro di febbraio, la cena valtellinese che inaugura la stagione dell’agriturismo da alcuni anni a questa parte. Quella serata era anche l’occasione per l’incontro tra due periodici nati dalla stessa attenzione per la storia e la cultura locale, con la stessa convinzione che questo rapporto sia decisivo per una corretta apertura sul mondo: Quaderni Valtellinesi e Mediterraneo. Quest’anno c’era una novità: la gestione dell’agriturismo passava nelle mani dell’amata Maria, la figlia più piccola a cui domenica è toccato di leggere le strazianti parole dell’ultimo addio ma anche le parole di speranza: «verranno giorni duri, molto duri, ma siamo pronti a portare avanti i tuoi ideali».

 



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COMMENTI
23/03/2012 - riportare la vita sulle colline (Achille Cilea)

Sono tra quelli che ancora sognano di riportare la vita sulle colline dell’Aspromonte ed ho conosciuto Gino a Sondrio nell’86 in occasione dell’inaugurazione della Furfulera . Ho avuto modo di nutrire una profonda stima per lui : lo avevo sentito per invitarlo a raccontare la sua straordinaria opera che poteva essere di esempio e di sprone per il mio territorio. Sono annichilito dalla notizia ma grato al Signore per il fatto che altre persone generose porteranno avanti con decisione ed entusiasmo la sua opera. Achille Cilea (cileaachille@alice.it)